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Con il primo weekend di marzo è di fatto iniziata la stagione enduristica 2017. A Dolceacqua si sono presentati in più di 200, per una buona metà,e forse anche più, non erano italiani.

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La gara è stata vinta da Florian Nicolai davanti ad Adrien Dailly e Alexandre Cure, poi un’infilata di francesi fino al nono posto targato nientepopodimeno che Sam Hill, in zona per il team camp prima degli impegni internazionali.

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Nella top20 solo 3 italiani: Nicola Casadei, l’unico pro nostrano (anche se di origini ‘titaniche’), Tommaso Francardo, che corre per il team di casa e organizzatore dell’evento (Supernatural) e Giorgio Lazzoni.

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Anche tra le donne il primo e secondo posto sono da EWS, con Cecile Ravanel che tiene dietro Tracey Moseley.

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Mi verrebbe da dire che gli stranieri hanno onorato alla grande una delle prime gare italiane con risalto internazionale dell’anno, mentre la stragrande maggioranza dei pro italiani ha scelto una delle prime gare italiane con risalto locale.

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Su questo tema mi rendo conto di due cose, una sistemica, se vogliamo, e una decisamente soggettiva.

La prima è che continuo a rimanere dell’idea che ci sono forse troppe gare di enduro in Italia e che, a lungo andare, si sovrappongono tra loro e diventa arduo capire quale andare a fare. Senza nulla togliere ai vari organizzatori locali, mi rendo conto che per un normale concorrente diventa una questione di prezzo: faccio la gara che nella somma prezzo iscrizione + costo viaggio + costo pernottamento (quando c’è) mi costa meno. Di conseguenza, durante l’anno, si polverizzano le gare e quindi la partecipazione.

Poi, ovviamente, ci sono le gare suggestive come possono essere quelle dei vari circuiti nazionali o internazionali, piuttosto che località di facile accesso più o meno da ovunque, piuttosto che quelle nelle festività o periodi di ferie (estive).

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La Dolcenduro è una gara arrivata al quarto anno ed è un po’ la tradizionale gara d’apertura della stagione, in più attira stranieri, in più ha visibilità extra confini.

E questo mi porta alla seconda considerazione, quella di carattere soggettivo, personale. Mi rendo conto che un operatore del settore (intendo marchio, distributore o simile) ha più interesse in una gara locale in quanto il proprio mercato è, appunto, locale. Dal punto di vista economico della faccenda non fa una piega per nessuno, me compreso, immagino e quindi giustifica la latitanza degli italiani, anche dei pro.

Dall’altra credo che comunque la Dolcenduro potesse essere una buona occasione di confronto un po’ per tutti, soprattutto per i più giovani (o giovanissimi che sembrano andare sempre più forte), ma anche e soprattutto per il movimento italiano in generale che ha modo di confrontarsi con il resto del mondo.

Con i numeri di rider che alcuni team hanno potevano anche fare mezzo e mezzo. Mi rendo conto dei costi, ma il ritorno era anche visibilità internazionale che fa bene ai marchi internazionali, che fa bene a chi importa localmente questi marchi, che fa bene a chi è testimonial locale dei marchi etc etc.

Esagerando, sembra una scelta tipo meglio servi in paradiso o re all’inferno…

Ecco i risultati della Dolcenduro 2017:

Tutte le foto sono di gentile concessione di Supernatural e 1001sentiers.fr

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