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Un pezzo di cuore è sicuramente all’Isola d’Elba. Non solo. A guardare bene, in giro su qualche sentiero e strada sterrata, c’è anche qualche etto di pelle lasciata giù durante avventurose peripezie di un villeggiante dai dieci ai tredici anni che non aveva di meglio che andare a mille sulla sua Bianchi Ragno da 24 pollici.

L’età era quella in cui eri considerato, finalmente per tutti, abbastanza responsabile per essere abbandonato a te stesso durante i caldi pomeriggio estivi. Sicuramente sei stato altrettanto responsabile dell’incremento delle vendite di mercurocromo presso la locale farmacia.

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Poi sei cresciuto, e le distanze da casa sono aumentate e sei riuscito a raggiungere alcune delle cime più alte dell’isola. I 600 metri sul livello del mare e l’escursione termica da 30 a 17/18 gradi del Monte Perone sono qualcosa che tutt’ora aneli quando crepi di caldo, ovunque tu sia.

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Hai scoperto strade nuove per arrivare in cima, magari più terrose e lunghe, ma meno spezzagambe di quel maledetto cavatappi subito sotto e subito sopra, intorno insomma, alla torre di San Giovanni. Alla fine ti sei trovato alla partenza di quella lunga discesa che parte in mezzo a cinghiali e mufloni per arrivare in mezzo a tonni e tanga (pressapoco, si fa per dire) vista mare.

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Ma devi ancora capire come ste innovazioni tecnologiche che fanno i video a 360° possano avere una resa più nitida di sto delirio che hai tirato fuori. Però se lo guardi col telefonino, girandolo a destra e a manca, funziona!

Comunque, ci si riprova sto weekend…

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