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Mi stavo bevendo una tranquilla birra del giovedì sera quando, cazzeggiando su Instagram, mi è apparso questo post di Davide Sottocornola:

Al di là della bontà della foto, mi ha colpito il testo. Che, ovviamente, ha ragione.

Nonostante questo credo che la riflessione sia un po’ più ampia di quello che, credo, leggo tra le righe di Davide. Ed è una riflessione che riguarda tutto il settore della mountain bike italiana, non solo il settore gravity. Ed è una riflessione che, come spesso accade nelle cose della vita, porta ad un unica conclusione: il soldo.

Accelerando un momento il ragionamento, in EWS il livello è alto perché gli organizzatori della cosa sono stati bravi a far convergere gli interessi di molti marchi sul circuito, marchi che poi ci mettono soldi, non ‘premietti’ come telai e componenti. Di conseguenza aumenta l’interesse dei media sul circuito (oddio, su questi non sono poi così tanti ma sicuramente sono i più grossi). Di conseguenza aumentano i soldi (o il soldo) in ballo. Di conseguenza gli atleti (i più forti) si preparano per darsele di santa ragione e per vincere le gare, per vincere la visibilità, per guadagnarsi lo stipendio.

Chi più motivato dall’aspetto filosofico, chi da quello agonistico, chi perché ha sempre fatto quello nella vita, di fatto sono tutti professionisti che dalla professione di mountainbiker che fa le gare ci deve guadagnare per campare. E siccome è una competizione di livello mondiale, ci sono atleti (i più forti) di tutte le nazioni del mondo, che si allenano per vincere e per questo alzano sempre di più il livello. Fine dell’accelerazione.

Veniamo all’Italia. Negli ultimi due anni Weekendwheels ha un po’ abbassato, se non azzerato la presenza alle gare. In particolare io, Matteo Cesani, per cui potrei avere un’opinione non oggettiva della faccenda.

Quindi faccio una domanda a quelli che alle gare (nazionali o comunque di ‘grido’) ci vanno spesso, DH, enduro o XC che sia (lascio stare per un momento freeride, dirt jump eccetera): quanti giornalisti avete visto alla gara? Ce ne sono certo, chi della testata locale, chi che fa le foto da rivendere poi ai vari marchi con cui ha contratti e chi fa le foto perchè è dell’organizzazione delle gare. Per giornalisti, in maniera romantica e demodè intendo i giornalisti che vivono la gara, la raccontano e ne raccontano i protagonisti con contenuti originali.

A questa prima domanda non dò una risposta diretta, ma l’unico che negli ultimi tempi ha prodotto contenuti originali, per raccontare magari non le gare ma i protagonisti e il mondo della mountain bike da dentro, è Alex Luise con il suo sito welovetoride.it.

Ci sono poi altri siti di famose bevande internazionali, ma stiamo parlando di altri budget e di altre strategie commerciali.

Una seconda domanda è relativa ai marchi presenti alle gare con gazebo, prodotti demo e simili. Anche qui, negli ultimi due anni potrebbe essere cambiata radicalmente la cosa, ma tolti i marchi di chi spesso organizza le gare, due o tre marchi storici di telai, freni e sospensioni italiani e le squadre dei vari negozi sparsi tra le varie regioni, quanto altri marchi/distributori si presentano alle gare? Per carità, anche qui occorre dire che molti marchi/distributori organizzano gare, di nuove o vecchie discipline che siano, ma mi sembra un po’ un conflitto di interessi (non mio) per cui preferisco sorvolare.

Vi do invece una risposta: alla fine molti organizzatori di gare si sono ‘rassegnati’ a produrre da sè i contenuti (foto, video, report) per far contenti gli sponsor che hanno creduto nel loro progetto per cui, alla fine, il media/giornalista ha il contenuto da pubblicare a costo zero (anzi, a volte in positivo), il marchio/distributore la propria visibilità, l’organizzatore (indipendente) una chance di riorganizzare la gara l’anno dopo. Lasciamo da parte gli enti turistici, i comuni, le province, le regioni etc. Parliamo di mondo bici.

Ci sono infine i mountainbiker, i rider, i concorrenti che, professionisti o meno che siano, se va bene vincono qualcosa, in termini monetari, definito a monte dalla Federazione Ciclistica, piuttosto che qualche bonus definito con i vari sponsor personali, piuttosto che qualche telaio/componente che gli viene dato e che possono rivendersi. Sicuramente hanno poi vitto e alloggio pagato per i weekend di gara, ma hai voglia a camparci…

In poche parole e in un mondo perfetto: la gara porta i soldi dei marchi che portano i media che danno visibilità ai marchi e agli atleti che aumentano il livello perchè è difficile vincere ma quando vinci ottieni i soldi perchè (oltre ai premi) dai visibilità al marchio che vende i propri prodotti che portano i soldi che i marchi poi mettono nelle gare e si ricomincia.

Alla fine, vi siete mai chiesti come mai è solo una grande testata internazionale produce contenuti originali di un circuito nazionale, inteso come italiano, di enduro?

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