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Martino Fruet è al momento uno degli Elite più longevi del panorama mountain bike italiano. Ha corso e vinto in ambito internazionale, nonchè italiano, nell’XC, ultimamente si è dato anche molto all’XCE e quest’anno lo abbiamo visto ronzare sempre più intorno all’enduro.

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Nella gara di ‘casa’ a Terlago, tappa delle Specialized SRAM Enduro Series, stava in pratica vincendo a bordo della sua bici da XC. A Rocca di Papa, per gli italiani di enduro, visto il percorso avrebbe potuto dire la sua, ma è stato sfortunato in più speciali. All’EWS di Finale Ligure ha lottato con un altro big dell’XC italiana, un certo Marco Aurelio Fontana, in una loro personalissima gara nella gara. Quella di Finale, gara su due giorni ma bellissima, è stata una gara che, come venuto fuori in una chiacchiera durante la premiazione, gli ha insegnato tanto e gli ha spiegato cos’è l’enduro. Detto da uno che nel 1997 c’era in una delle prime gare non XC che si sono corse a Finale…

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Ma veniamo al dunque. Anche quest’anno Martino ha vinto la Granparadiso Bike, bissando il successo 2013, e, se l’anno scorso a bordo di una di 26 pollici, quest’anno è passato alle 27,5.

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Il modello Carraro con cui corre quest’anno ha l’allestimento 100% team, con forcella Marzocchi, ruote Spada e componentistica (freni compresi) FSA.

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La forcella in sostanza una 320, il modello trail XC che Marzocchi ha presentato quest’anno. Nel caso di Martino si tratta ancora di un prototipo con il classico Factory Tuning personalizzato di tutti gli atleti Marzocchi.

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Con 100mm di corsa, la cosa che mi ha più colpito di questa forcella è stata la rotella di regolazione della compressione. Oltre all’ormai ‘necessario’ blocco che vediamo anche nelle forcelle da enduro i top rider hanno la necessità di gestire la sensibilità della forcella, diciamo, millimetricamente.

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E infatti rispetto al solito ‘giro di click’ che spesso le rotelle di regolazione di forcelle e ammo devono fare, questa rotella della Marzocchi gira senza sforzo, dando quasi la sensazione di un’infinita possibilità di regolazioni. In sostanza, come mi ha fatto notare Martino stesso, se devono regolare la forcella in pedalata o mentre guidano e, in questo caso, senza comando remoto, è meglio un sistema di regolazione che scorra senza troppi patemi e sforzi, no?

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Da notare anche un altro elemento classico dell’enduro: il guidacatena. Con l’esplosione dei rapporti 1x si sono evoluti anche i disegni delle corone, per evitare cadute e incastri, ma Martino, che in discesa guida decisamente forte preferisce andare sul sicuro. Monta in fatti un guidacatena DH Sign, un prototipo anche in questo caso, che monta sulla piastra per il deragliatore anteriore. Regolando le viti a brugola, si può inclinare il guidacatena e regolarlo in funzione delle preferenze, della catena, della corona e quant’altro.

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