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Sono passate già due settimane dall’evento ma evidentemente la tappa degli Internazionali d’Italia di XC ha lasciato degli strascichi su cui ci si sta ancora rimuginando.

E’ arrivato un comunicato dell’organizzazione che in sostanza recita: nonostante le migliaia di spettatori, nonostante si sia riportata la mountain bike a Milano in Montagnetta, ‘gli intollerabili episodi della tappa di Milano del 12 Marzo mettono in discussione il ritorno della MTB al Monte Stella: “Ad oggi, non esistono le condizioni per un evento a Milano nel 2018”’.

Spero vivamente sia un ultimatum dettato dalla rabbia e dalla voglia di smuovere le ‘istituzioni’ piuttosto che un comunicato fatto con buonsenso.

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Ricapitolo un secondo gli intollerabili episodi: chiodi e puntine sul percorso, episodio numero uno, e furti qua e là di bici e materiale. Ma oltre a questi due fattori esogeni, ce n’è almeno un altro endogeno sul perchè di questo ‘ultimatum’. Secondo me più importante dei primi due e sui quali dovrebbe riflettere tutto il movimento italiano di mtb. Paroloni, lo so, ma cazzo io nella mtb in Montagnetta ci credo!

Ora, per quello che riguarda chiodi e puntine, semplifico ma NON GIUSTIFICO la solita opera dei soliti idioti. Chiunque segue gare e frequenta percorsi di mountain bike sa che più o meno ovunque tutti i luoghi hanno i loro episodi: tavole con chiodi, fili tesi sui passaggi, fili spinati eccetera eccetera. Purtroppo siamo in un paese dove l’ignoranza abbonda per cui tutte le cose buone, come i cambiamenti, incontrano ostruzionismo e, a volte, atti più o meno violenti da persone più o meno note e, comunque, idiote. E succede anche nei ‘più civili’ altri paesi…

Per quello che riguarda i furti, cito solo il fatto che anche prima della Milano – Sanremo, gara che si è svolte il 18 marzo quindi due settimana dopo gli Internazionali, sono state rubate le bici di un team (qualcosa tipo 10 e passa mila euro a bici) poi ritrovate (e meno male) nel ‘solito’ campo nomadi. E stiamo parlando della Milano – Sanremo, gara di 101 anni di storia. Certo altro budget, altra visibilità, altri rischi e danni economici di organizzatori e partecipanti. Ma rimane un fatto: stesso danno d’immagine a gara e soprattutto città di Milano. E secondo voi, per questo, l’anno prossimo non la faranno?

Anche a Roma, ho letto qualche giorno fa di una gara podistica dove sono stati compiti furti. In questo caso la refurtiva è stata recuperata dai partecipanti stessi che hanno obbligato le forze dell’ordine a supervisionare, pena l’ingresso in massa (a ridaje) in un campo nomadi. E succede anche nei ‘più civili’ altri paesi…

Similmente al tema chiodi e puntine, sempre chi fa gare e le segue sa che ahimè spesso capita, anche in questo caso in qualunque località, di sentire fantomatiche bande che rubano dai camper, dagli stand e dalle vetture di partecipanti e spettatori. A me personalmente è successo in uno sperduto paesino ligure al confine con la Francia, durante un weekend di gara, che tentassero di aprirmi la macchina, ma per un motivo o nell’altro non ci sono riusciti per cui mi bacio ancora i gomiti.

Tutto questo per dire che da milanese nato e vissuto e Milano mi rendo conto dello sconforto e della rabbia che gli organizzatori possono avere ma anche chi non è di Milano può prevedere che, anche per una semplice e stupida legge dei grandi numeri, certe cose possono succedere. Ripeto, sono cose che non dovrebbero e non devono succedere, esattamente come un sacco di cose brutte nel mondo, ma non perchè succedono devono far mollare il colpo sulle cose belle. E la gara di XC in montagnetta è una cosa bella.

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Allo stesso tempo, ho il timore che un comunicato come quello degli organizzatori possa irrigidire le posizioni. Milano ha i grandi problemi di una grande città e, nonostante le ‘migliaia’ di persone della Montagnetta, ho il sentore che le istituzioni locali non se ne farebbero un cruccio di dire ‘OK, niente internazionali d’Italia a milano nel 2018′. Da spettatore mi sarei aspettato un intervento da parte della Federazione sul tema, visto che il circuito è anche Internazionale e ci rimette il ciclismo italiano in primis, non la città di Milano (tolto qualche viscerale appassionato come chi scrive).

C’è poi un terzo tema. Da milanese, da cittadino, da persona in giro spesso e volentieri per la città, mi sono ricordato all’ultimo momento dell’evento per un post sui social di uno dei pro che hanno preso all’evento. Sui giornali locali ho visto poca roba, sui social più che altro gli appassionati di sempre. Alla fine se un evento viene fatto in una città, qualunque essa sia, il pubblico da raggiungere non può sempre essere lo stesso. La comunicazione costa, certo, ma se vuoi portare gente qualcosa devi sganciare. E una città come Milano, intesa come istituzione, ti spinge quando vede e (finalmente) capisce che qualcosa si muove: fai comunicazione, porti la gente, la gente viene servita dalle istituzioni con maggiore attenzione. Ma non è certo la prima, Milano, a muovere le cose…

Per finire, a meno che non ci sia un ‘tentativo’ di ribaltare su altri, e non sugli organizzatori (per N motivi che mi vengono in mente ma che tengo per me), la decisione di non fare la gara a Milano nel 2018 ricordo a tutti quanti quanto segue (preso da Wikipedia):

‘L’idea di svolgere lungo il percorso Milano-Sanremo una competizione podistica venne ai membri dell’Unione Sportiva Sanremese. La competizione si svolse il 2 aprile 1906, su due tappe (Milano-Acqui e Acqui-Sanremo), con i premi «Marcia Milano-Sanremo» e «Gara per il Record del chilometro».

La gara fu un parziale insuccesso. Fu così che l’anno seguente il giornalista Tullo Morgagni, che aveva già lanciato il Giro di Lombardia, ebbe l’idea di utilizzare il percorso per una corsa ciclistica. Sottopose il progetto al vaglio del direttore de La Gazzetta dello Sport, Eugenio Costamagna. Pur con qualche perplessità, Costamagna affidò la realizzazione del progetto ad uno dei più grandi organizzatori di competizioni ciclistiche, Armando Cougnet. Il 14 aprile 1907 si svolse la prima edizione della Milano-Sanremo ciclistica. Al ritrovo, nell’osteria della Conca Fallata di Milano, lungo il Naviglio Pavese, si presentarono trentatré dei sessantadue corridori iscritti. Era una giornata di pioggia e freddo, e a vincere fu il francese Lucien Petit-Breton, sotto contratto con la Bianchi, che completò i 281 chilometri del percorso a 26,206 chilometri all’ora di media.

Nel 1910 la Classicissima entrò definitivamente nella leggenda delle due ruote, in una giornata d’inferno, con i corridori che cercavano rifugio nelle case lungo il percorso a causa delle condizioni atmosferiche estreme. Dei circa sessanta iscritti solo sette riuscirono ad arrivare al traguardo, ed a vincere fu il francese Eugène Christophe che, convinto di aver sbagliato strada, fu rincuorato dalla vista delle prime case della città ligure.’

Anche la Classicissima, quindi, ci ha messo un po’ a farsi ‘capire’.

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