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Delle volte è incredibile come il tempo passa velocemente. Una frase trita e ritrita ma che spiega bene il fatto che siamo arrivati alla gara di Finale Ligure anche quest’anno.

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Dopo anni da gran finale del circuito Superenduro, quella del weekend del 4 e 5 ottobre è stata la seconda gara da gran finale dell’Enduro World Series. Sarà la storia del finalese, sarà la lista dei partenti, sarà che il giro delle speciali di quest’anno è stato, per me, forse il più bello degli ultimi anni, ma tra tutte le gare di enduro viste di persona o via video quest’anno, questa è la Gara di enduro.

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Sono ormai giorni che in molti si lanciano in affermazioni più o meno filosofiche sul senso e l’essenza dell’enduro, sul fatto che forse enduro significa mountain bike eccetera eccetera. Per me enduro è la gara di Finale, da sempre. Si pedala tanto, si scende tanto, si sta in bici tanto. Non ci sono seggiovie o funivie, si passa dalla montagna (leggi base Nato) al mare (leggi Varigotti) passando su una miriade di terreni diversi: dal sottobosco umido alla pietra mediterranea secca.

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Tolta forse Whistler, che di nome fa bikepark, io non ho mai visto una gara, almeno in Italia e all’estero, ma lungo il confine, con così tante persone in bici non solo per la gara, ma anche puro e semplice cazzeggio e per il gusto di girare in bici. E’ una figata.

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Mia madre, che da classica sciura milanese viene da almeno 30 anni a Finale e che l’enduro manco sa cos’è, è rimasta sorpresa e meravigliata dalla massa di biciclette, dal vero e proprio show messo in piedi a Finale. In più è rimasta ammirata quando il gestore della Famigliare, la gastronomia che frequento da quando sono bambino in centro, le fa: ‘sta storia delle bici è partita in sordina 10 anni fa almeno, ma ora ci dà un sacco di soddisfazioni’ (leggi soldi).

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E qui parte il personale pippozzo filosofico: si dice, anzi, ci diciamo spesso che viviamo un po’ in un paese di emme. Eppure Finale è un punto di riferimento, da anni, per la mountain bike e non solo. Miracolo italiano o gente con le palle? Forse un mix, le percentuali dell’uno o dell’altra le lascio decidere a chi legge.

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Chiudendo la parentesi emotiva o emozionale della cosa, veniamo alla gara. Questa ultima tappa dell’EWS è stata decisiva per l’assegnazione del titolo 2014. Con Jared Graves (Yeti Fox) davanti a tutti ma con lui e almeno altri due rider, Damien Oton (Devinci All Tricks), Justin Leov (Trek World Racing) che, in caso di forfait o disastro dell’australiano, avrebbero potuto vincere. Idem tra le donne: Tracy Moseley (Trek World Racing) prima di poter cantar vittoria doveva guardarsi dagli attacchi di Anne Caroline Chausson (Ibis).

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La gara si è articolata su due giorni: il sabato molto fisico con 4 speciali toste e rocciose in puro stile ligure e finalese, la domenica con un lungo trasferimento verso alcuni dei trail preferiti dai rider della domenica che girano a Finale. Lunga, si, ma che gara.

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Per Graves è stata una stagione tutto meno che scontata. Con Jerome Clementz (Cannondale Overmountain) fuori dai giochi per infortunio, il predestinato al dominio della stagione sembrava essere lui. E invece se l’è dovuta vedere con l’esercito francese dell’enduro, con il suo ex compagno di squadra in Yeti Justin Leov e con Joe Barnes.

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In sostanza è arrivato a Finale che aveva già vinto. Gli bastava chiudere 22esimo. Non pago di questo, è arrivato secondo in quest’ultima gara della stagione, dietro ad un rinato Fabien Barel (Canyon Factory). L’ex campione del mondo downhill si è letteralmente spaccato la schiena nella prima EWS in Cile rischiando conseguenze più vicine alla paralisi che al primo gradino di un podio.

Su di lui e sulle sue parole al microfono di Enrico Guala all’arrivo si cono sprecate parole digitali e non, lacrime e commozione. Personalmente non ci vedo nulla di così toccante. Barel, negli ultimi anni, si è spaccato più e più volte, ogni volta con infortunio che avrebbero messo fuori dai giochi chiunque. Certo, l’impresa di vincere una delle gare più dure 6 mesi dopo essersi rotti la schiena non è da tutti. Ma è da Barel.

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Onori anche a Damien Oton che ha chiuso in seconda posizione la classifica dell’EWS e in terza posizione la gara di Finale. E’ una rivelazione che si è confermata nel corso della stagione, ha vinto l’ultima speciale di Finale, la più lunga, dopo due giorni massacranti. Come ha detto lui stesso, l’anno prossimo con Barel, Clementz e Vouilloz a pieno servizio potrebbe non essere la stessa cosa, ma intanto ha spaccato.

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Una menzione anche per Nico Lau (Cube Action Team) e Yoann Barelli (Giant Factory Off Road), due dei rider più belli da vedere sul circuito. Il primo è uno dei pochi, forse l’unico, nelle prime posizioni a girare con la doppia corona anteriore e quando scende è uno spettacolo.

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Il secondo, che ha chiuso in prima posizione la prima giornata di gara a Finale, è un ex discesista, ancora comunque giovane, che per gli show che mette insieme nei suoi video e presenza sul percorso potrebbe essere l’erede di Gracia in versione ‘moderata’.

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Tra le donne Anne Caroline Chausson vince tutte le speciali, vince la gara di Finale, ma non è abbastanza per agguantare TMo al primo posto. La Chausson, dopo due stagioni di EWS, è forse, globalmente, la persona che ne esce più ‘sconfitta': da anni è la dominatrice delle gare di enduro tra le donne ma è il secondo anno che non riesce, per un infortunio o altro, a concretizzare.

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Gli italiani, come spesso succede a Finale, non sfigurano: Davide Sottocornola (Cicobikes DSB) arriva con il nuovo mezzo, la Rocky Mountain Altitude Rally Edition e si spara un sabato da top20. Al S8 Finale piace ma la domenica chiude al 25esimo posto finale.

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Fa meglio di lui solo Alex Lupato (FRM Lapierre) che chiude 20esimo e ci mette anche un bel quinto posto in PS4, la prima speciale della domenica. Il Lupo sta crescendo.

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Il terzo italiano è Marco Milivinti (Torpado). E’ la prima EWS per il protagonista a sorpresa ma neanche troppo di questa stagione italiana di enduro, una paio di cadute in PS1 e le ultime due speciali un po’ così non gli hanno permesso di chiudere in bellezza il recupero che aveva fatto da PS2 a PS4. Lo vedremo di nuovo all’opera nel 2015, in tutta la EWS?

38esimo posto per Vitto Gambirasio (Red Bike) che in PS4 fa 11esimo. Un’ottima prestazione questa di Finale per lui. Ci sono poi due crosscountristi, di cui si narrano prese per i fondelli a gogo reciproche durante i trasferimenti: Marco Aurelio Fontana (39esimo, Cannondale Factory) e Martino Fruet (44esimo, Carraro) se le sono date di santa ragione in una gara nella gara tra la medaglia di brzonso ai mondiali di Hafjell e uno che, 17 anni fa, già partecipava ad una delle prime gare di ‘enduro’ nel finalese. Per la cronaca, la gara prevedeva 4 giri sulla Caprazoppa e Fruet c’era.

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Dietro di loro Lorenzo Suding (Norco International) che torna alle gare, anche se non le su preferite, e chiude in 53esima posizione. Per essere stato lontano dai percorsi di gara per parecchi mesi e non essere un endurista di nascita e formazione, il ragazzo dimostra di averne sempre e comunque.

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Gli ultimi italiani nella top100 sono Denny Lupato (FRM Lapierre) che chiude 59esimo, Mattia Setti (Merida) in 65esima, Andreas Righettini 87esimo e Matteo Raimondi (Cicobikes DSB) 96esimo. Tolto quest’ultimo, gli altri tre sono di origine crosscountristica e, anche se Denny ormai lo vediamo danni alle gare, è chiaro che non è di solo pedalare che vanno avanti.

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Tra le ragazze italiane, anche se italiana proprio non è, Louise Paulin è la migliore e chiude al 13esimo posto, seguita al 17esimo posto da Laura Rossin (Dream Team Genova), dal 18esimo posto di Valentina Macheda (Ibis Life Cycle) e dal 21esimo di Chiara Pastore (Cicobikes DSB).

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Nessun finale col botto per Francesco Fregona, che chiude la prima giornata, in recupero, al 109esimo posto, è nei primi 85 in PS4 ma, sfiga ha voluto, buca per la prima volta in stagione e chiude lontanissimo. Anche se, si è visto papà Scurria citarlo, in PS6 aveva scarpe da XC e un ruotino posteriore che scorreva d’un bene…

Peccato per Francesco, ma la sua stagione è già stata fenomenale: titolo italiano Master e circuito PRO in saccoccia.

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