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Nuovo appuntamento con l’emiliano (Stefnao Buttò) emigrato nella patria delle ruote grasse…go Ste!

Spiritualmente parlando è ritenuto dai più che, mediante un corretto atteggiamento volitivo, ognuno di noi ha il potere di attirare le persone che, in qualche modo – a volte non immediatamente comprensibile -, possono arricchire la nostra vita.

Vero o no che sia, mi risulta comunque difficile credere nella pura casualità dell’incontro tra me ed Eric, biker orientato al “gravity”, appassionato “trail-builder” nonché, dettaglio di non poca rilevanza, residente a soli cinque minuti di bici da casa mia.

Che sollievo! Dopo mesi di giri prevalentemente “in solitaria”, accompagnato dalla costante apprensione di un infausto incontro con il “leone montanaro” o con il “serpente sonagliante”, finalmente un complice, un amico con cui affrontare più serenamente l’ostile ambiente off-road del sud della California.

Ed è nel corso delle nostre pedalate sulle colline dietro casa che Eric mi racconta ripetutamente, quasi ossessivamente, di Whiting Park (nella città di Foothill Ranch in Orange County) come di un paradiso dei bikers, e cita “the luge” come la migliore discesa che conosce, al punto che il suo sogno è di trasferirsi in quella zona, conoscere una giovane biker femmina e produrre tanti piccoli bikerini.

Say no more (non aggiungere altro ndr) dico, si va!

Mentre guido allegramente sulle curve della strada 74 scopro, tramite i racconti di Eric, che il paradisiaco Whiting Ranch, a discapito del nome (gesso bianco ndr), ha alcuni lati oscuri che hanno a che fare sia con una delle peggiori piaghe della SoCal (Sud California), gli incendi, nonché con alcuni drammatici fatti di cronaca che vedono protagonista il mio migliore amico… no, non Eric, il leone montanaro!

In un tranquillo pomeriggio di gennaio del 2004, Anne Hjelle, in allenamento nel parco sopra citato e davanti agli occhi terrorizzati della compagna di bici, veniva azzannata al volto da un puma maschio che, solo in seguito all’accanito intervento di un terzo biker, desisteva dai suoi intenti predatori; lo stesso giorno, nei pressi dello stesso sentiero, veniva trovata la bici prima ed il corpo esanime poi di Mark Jeffrey Reynolds, 35 anni.

La conseguente caccia al felino si concludeva la sera stessa con l’esecuzione del medesimo da parte dello sceriffo di contea; nelle viscere dell’animale veniva in seguito rinvenuto il Dna di entrambe le vittime.

Anne Hjelle, in seguito a numerosi interventi di chirurgia plastica, è tornata alla sua normale vita di moglie e biker, e la sua storia di coraggio e volontà è fonte di grande ispirazione tra gli sportivi e non solo; la memoria di Mark J. Reynolds, invece, è tenuta viva attraverso una fondazione in suo nome (www.markreynoldsfund.org) che si occupa di raccogliere fondi affinché anche bambini meno fortunati possano avere una bici.

Da vero italiano, esco dalla spirale della paranoia facendo tutti i più plateali scongiuri, toccando ferro e quant’altro; Eric non comprende, ma poco importa, ormai siamo nel parcheggio di fronte all’ingresso del parco e siamo pure in ritardo.

Ci uniamo per il rito della vestizione agli altri guerrieri del week-end e, ordinatamente, entriamo nelle fauci del parco, fagocitati dalle querce secolari sopravvissute al devastante incendio del 2007.

Guerrieri si fanno chiamare anche i volontari dell’associazione che si occupa di mantenere i sentieri della Cleveland National Forest (warriorssociety.org); i valori di questi benemeriti si ispirano a quelli tradizionalmente pro-ambiente dei nativi del nord-America.

E, proprio come scouts indiani, procediamo in fila sui single-track a mezza costa delle ripide montagne che guardano verso l’oceano Pacifico; non ci turba l’improvviso sonagliare di un “crotalo atroce” (nome scientifico dell’amico n° 2) sul ciglio della traccia, anche se è carico a molla e quando morde fa molto, molto male.

Un ultimo strappo e siamo in vetta, dove la bandiera a stelle e strisce si agita sotto la brezza marina, o meglio, oceanica; Eric “polso debole”, cede il passo a “italiano pazzo” per la mitica “the luge”.

Flashbacks di “Venosc”, l’altrettanto mitica discesa del comprensorio di Les Deux Alpes, mi tornano alla mente uscendo dalle infinite sponde che si affacciano sui precipizi alla mia destra, salti ben disegnati, qualche passaggio chirurgico e sono a fondo valle.

Fish tacos da Wahoo’s mentre il sole all’orizzonte saluta un altro giorno in paradiso.

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