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L’estate 2013 è l’estate delle ruote grandi che, soprattutto nel segmento tra all mountain ed enduro, si stanno inserendo con una nuova misura, la 27,5 pollici. In questo nuovo standard, che già si vocifera diverrà lo standard ufficiale che sostituirà la classica misura da 26 pollici, uno dei telai più celebrati, soprattutto dal punto di vista mediatico, è la Santa Cruz Bronson.

SANTA CRUZ BRONSON from santa cruz bikes on Vimeo.

Santa Cruz è storicamente tra le aziende più attente alla realizzazione di mountain bike efficienti ed evolute, come evoluta è l’applicazione attuale dello sport: tra downhill, enduro o ‘semplici’ trail bike, quella che per la casa californiana si può considerare una entry level bike, per molti altri brand potrebbe tranquillamente essere una mountain bike di gamma medio alta. Se aggiungiamo a tutto questo il fatto che i rider Santa Cruz in ambito gravity, Steve Peat, Greg Minnaar, Josh Bryceland e Cedric Gracia sono vere e proprie leggende, l’asticella delle performance richieste dalle mountain bike è parecchio alta.

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Grazie a DSB Bonandrini, l’importatore italiano del marchio Santa Cruz e a Cico Baroni di Cico Bikes, che ha in ‘custodia’ un bel Bronson, abbiamo provato a Madesimo il nuovo mezzo Santa Cruz. Queste le nostre prime impressioni.

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Il montaggio
Telaio: Santa Cruz Bronson C taglia M con escursione posteriore 150mm (5.9″). Per quello che riguarda il peso, ammo incluso, il modello giallo pesa 2,7kg, quasi due etti in più di quello in versione matte. Come dice lo stesso Bonandrini: “Ma la gialla che ha, vernice di piombo???”
L’ammo (Float CTD Boost Valve) e la forcella 34 con perno qr da 15 sono Fox, reggisella Crankbrother Kronolog, freni Hope, sella SDG, pedali RaceFace Sixc, attacco manubrio e manubrio Thomson, serie sterzo Chris King, ruote Industry Nine da 27,5″, copertoni Maxxis High Roller 2 e cambio Sram.

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La posizione in sella
OK, la taglia M non è proprio la taglia più adatta alle nostre dimensioni, ma la posizione è comunque quasi confortevole, grazie anche all’attacco manubrio piuttosto lungo (70mm) e nonostante un angolo sella piuttosto in piedi (73°). Sulle curve un po’ più strette lo spazio viene a mancare, ma ci sta. In salita comunque si spinge bene e la taglia M si sente un po’ meno. In generale, una volta a bordo e con l’ammo non bloccato per la pedalata si ha quasi una sensazione di infossamento del carro ed arretramento molto più marcata rispetto ad altre bici dello stesso segmento.

Come gira
Gira bene, piacevolmente bene. La combo telaio-sospensioni-ruote ne fa un mezzo divertente in discesa, stabile e ‘tranquillizzante’ nello scassato e dal grip ‘steady’, come direbbero gli inglesi, quando c’è da picchiare sui pedali in salita nei fuoristrada.

L’angolo da 67°, se paragonato alla media degli attuali telai da enduro/all mountain in cui il Bronson si colloca, non è tra i più esasperati. E’ comunque un telaio per una misura maggiore di ruota e, con quest’angolo, ha un wheelbase da poco più di 114cm (una misura che fino a pochi anni fa era una buona misura per una bici da dh in taglia M). Di conseguenza, per essere una taglia piccola per noi, nelle spondone del bike park di Madesimo non abbiamo perso in scorrevolezza, anzi, e nei tratti dritti la velocità e la capacità di prenderla, ci hanno entusiasmato.

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Le 29″ della prima ora erano, e sono, in grado di bypassare qualunque ostacolo con facilità grazie alla misura della ruota. Il contro era, e in alcuni casi rimane tale, il fatto che le ruote non garantissero una rigidità ottimale, soprattutto lateralmente. Con le 26″, soprattutto nei tratti più scassati, o si gira intorno o si molla tutto tirando dritto per dritto, ma il controllo in entrambi i casi non è il massimo. Con il Bronson la sensazione sullo scassato è che si possa saltarne fuori in qualsiasi momento. Può sembrare scontato che una 27,5″ mixi i vantaggi di una 29″ del passare gli ostacoli con l’agilità di una 26″, ma questa Santa Cruz ci ha impresssionato per il maggior controllo, rispetto ad una 26″, che sempre e comunque garantisce sui tracciati ed all’agilità che mantiene nel saltare dentro, fuori e sopra gli ostacoli.

E veniamo alla pedalata fuoristrada. A chi, in una gara di enduro, non è mai capitato che a primi colpi di pedale su un bello strappettino preso a tutta la ruota posteriore desse un paio di strisciate a vuoto sul terreno? Ecco, qui, il primo colpo di pedale è come se avessimo sentito uno ‘sdeng’, una sorta di rinculo del tassello che fa subito presa e di un carro che accompagna la pedalata con una facilità e una rigidezza fantastica. Come se la ruota fosse un ingranaggio che gira su un altro ingranaggio e che ti porta su in salita in un soffio, quasi da sola. Veramente non male.

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E’ stato comunque un giro veloce che ha regalato impressioni ‘de panza’, ma una pancia a cui mangiando è venuto appetito. Dire che in casa Santa Cruz hanno più che un’idea di come si fanno le bici e di come si innovano, è risaputo. E’ incredibile come al primo colpo, dal punto di vista commerciale e in un nuovo segmento (la tecnologia e lo sviluppo non si discutono), abbiano saputo già porre un’asticella bella alta.

Da rivedere solo la taglia del telaio. Certo una M rimane più maneggevole, le geometrie fanno la differenza, ma una taglia in più varrebbe la pena provarla. Ci proveremo.

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