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Primo appuntamento di una serie di report sulle gare che vedranno impegnato Michele nell’arco della stagione 2012. La partecipazione alle gare è personale, come sono personali anche alcune considerazioni sul pre gara, la gara e il Superenduro in generale. Vai Mik!

Apro con una piccola polemica: questa è stata l’ultima gara in cui ho usufruito dei furgoni per provare le speciali. Amo questo sport e questa specialità, ma non mi riconosco più nella direzione che sta prendendo… si sta smarrendo lo spirito originario, ossia la conquista delle discese con le proprie forze…

Location e percorsi: stupendi entrambi; la vista mare ed dislivello che le montagne dietro Sanremo regalano sono una manna per i bikers di Italia e non. Fino a pochi giorni fa in zona si allenavano e testavano nuovi prodotti atleti del calibro di Steve Peat, Greg Minnaar, Danny Hart… un motivo deve pur esserci, no?

Il primo pezzo del primo trasferimento è un taglia gambe: nemmeno 200m di salita ripidissima che taglia via tutti i tornanti che da Sanremo portano a Coldirodi. Ovviamente scendo e spingo, i polpacci ululano ma il fiato ringrazia.

Arrivati a Coldirodi – dopo questa salita assassina – inizia una lunga e dolce salita che ci porterà in ps1…si passa anche tra una nutrita schiera di persone che si sono fermate a guardare gli atleti passare sotto il tunnel che si affronterà in ps1… passare in mezzo alla folla mi fa sentire come un corridore al Tour de France sul Col du Galibier…

Arrivo con 20 minuti di anticipo alla partenza della ps1, troppi…mi infilo in fretta le protezioni perché fa freddo e c’è un’umidità pazzesca e mi metto a pedale un po’ per prepararmi mentalmente e fisicamente alla prima prova speciale. Facendo su e giù per scaldarmi incrocio uno sguardo familiare: è Jean Pierre Bruni, padre del talento emergente della DH mondiale Loic e assiduo frequentatore delle Maxi e Mega Avalanche. Direi che la manetta è di famiglia…

E’ il momento di partire: pedalo un po’ per prendere velocità sulla leggera salita iniziale e cerco di far scorrere la bici rilanciando in quei pochi e brevi punti dove ciò è possibile. Non faccio grossi errori, la speciale fila via liscia, così anche il temuto passaggio nel tunnel (dove mi carico nell’udire l’incitamento del socio…).

Metto via le protezioni riparto e zac… vecchi “amici” tornano a farmi visita: i crampi. Come è possibile che dopo solo una speciale abbia già i crampi??? E’ da quando ho incominciato con il SuperEnduro che mi vengono, e sempre nello stesso identico punto e sempre nello stesso modo: post-speciale al momento di ricominciare un trasferimento….mistero.

Arrivo all’imbocco della ps2 con 10’ circa di anticipo, mi infilo le protezioni, mi tengo riscaldato e faccio due chiacchiere con l’atleta che mi parte davanti: ironia della sorte è lo stesso che avevo davanti alla prima gara dello scorso anno a San Bartolomeo. Gentilmente (memore dello scorso anno quando in ps2 ci misi un po’ a passarlo) mi dice che se gli arrivo vicino di gridargli che mi farà strada….non ce ne sarà bisogno, dopo poco dalla partenza mi stendo!

Non ci voleva, a parte la caduta, la bici finisce giù dalla riva, fortunatamente rimane visibile un pezzo di ruota posteriore e la riesco a tirare su e riparto…sono in affanno, probabilmente più per l’inca—atura dovuta alla caduta…faccio un altro errore e dopo poco l’atleta dietro di me mi è alle calcagna, appena passata una salita dove il socio cerca di incitarmi (grazie Matte, ma ero bollito…). Nel fargli strada tiro un’altra bella mina su di una serie di gradoni di roccia e picchio la caviglia…ironia della sorte, picchio nello stesso identico punto dell’ultimo infortunio che ho avuto a fine stagione scorso che mi ha impedito di partecipare al gran finale del SuperEnduro a Finale Ligure…la sfiga ci vede benissimo…mi riassesto e riparto, ma la benzina – almeno per questa speciale – è finita, così tiro i remi in barca e con la coda tra le gambe e malconcio finisco la speciale…

Ho il morale sotto i tacchi e un bel dolore alla caviglia…mi appello al mio solito motto di questi casi: “se anche fa male ma ti muovi, continua…”..e così – dopo aver messo via le protezioni – risalgo in sella e…eccoli di nuovo, i miei “amici” crampi!! Per un attimo penso anche al ritiro, caviglia più crampi mettono a dura prova il mio morale oltra che il mio fisico…ma tengo duro e continuo a camminare.

Per fortuna c’è il controllo orario poco prima dell’imbocco del sentiero che porterà alla ps3 che mi da modo di bere un po’ di sali ( a proposito, ottimi i ristori) e di riprendermi.

Arrivo alla partenza dell’ultima prova speciale, mi metto le protezioni e mi concentro sul farla con cognizione, visto che è l’ultima e sono stanco, oltre al fatto che presenta punti veloci e tecnici, per non dire inca—ati!

Alla fine faccio una speciale dignitosa, anche se avrei voluto dare di più dove c’era da pedalare e dove quindi credevo di sentirmi forte…invece, non ne avevo più per cui ho pensato a difendermi fino alla fine facendo passare il concorrente dietro di me e – magra consolazione- arrivando attaccato a quello mi era partito davanti.

La gara viene vinta da ET Vouilloz con un immenso Andrea Bruno secondo a soli 2.4” e terzo l’altro transalpino Amour. Ottimo quarto per Alex Lupato distaccato dal podio di soli 9 decimi.
L’Italia sta colmando il gap che ci separava fino a poco tempo fa dai cugini d’oltralpe…in vista del mondiale di enduro del 2013, la sfida è lanciata!

Alla fine chiudo 114° su 277 concorrenti arrivati (108° la ps1, 160° la ps2 e 96° la ps3), 7° su 30 di categoria…il mio obiettivo era stare nei 100, considerando la nefasta ps2 non è poi così lontano…ma al di là dei freddi numeri, sono le sensazioni che mi porto a casa che non sono positive: pensavo di rendere di più sinceramente, vorrà dire che c’è ancora da lavorare…stay tuned, see you in Coggiola!

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