Credits: Pierre Teyssot/Valdisole.net

Siamo ancora tutti belli ubriachi delle emozioni del mondiale Uci di Downhill in Val di Sole e ci sono cinque cose, che tutti avranno notato, più o meno in parte, e che rimangono belle calde in vista della stagione 2017. Stagione di coppa del mondo, ma anche di tutti noi rider.

1) La downhill italiana ha un futuro bello rosa.

Credits: Pierre Teyssot/Valdisole.net
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Dopo anni di missioni solitarie di Alia Marcellini, quest’anno abbiamo visto Eleonora Farina e Veronika Widmann caricarsi a molla e, gara dopo gara, entrare nella top 10, se non nella top 6 delle fanciulle a tutto gas delle ruote grasse.

Credits: Pierre Teyssot/Valdisole.net
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Aggiungeteci poi un titolo mondiale downhill, dopo anni se non decenni, tutto italiano a nome Alessia Missiaggia.

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Condite poi con un’incaxxatura passata (nel senso di finita, andata, chiusa) dalle parti di una figlia d’arte, tale Beatrice Migliorini, che si era sparata il secondo posto di seeding run, sempre tra le donne junior.

Credits: Pierre Teyssot/Valdisole.net
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2) Se si dice downhill e non discesa, descense, abajo, bergab o 下坡 (si legge Xia Po, credo) un motivo c’è.

Credits: Michele Mondini/Valdisole.net
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E il motivo sono questi due in foto qui sopra.

In pratica, tra gli uomini, negli ultimi 10 anni (dal 2007), 5 volte hanno vinto il titolo mondiale dei rider britannici. E va bene che sono sempre gli stessi, Danny Hart (2 volte con quella dello scorso weekend), Gee Atherton (2 volte) e Steve Peat, ma se ci mettete anche i podi, dove oltre ai già nominati trovate anche Josh Bryceland (2 volte) e Laurie Greenland (l’altro giorno), facciamo 11 medaglie su 30 disponibili. Andatevi a vedere anche i piazzamenti e vittorie in coppa del mondo e vedrete Union Jack da tutte le parti.

Tra le fanciulle, probabilmente noterete che solo 4 volte, tutte targate Francia (2 Emmeline Ragot, 1 Sabrina Jonnier, 1 Morgane Charre), non ha vinto un’atleta britannica. Certo domina Rachel Atherton, ma nel mezzo c’è stata anche Manon Carpenter e prima di lei una certa Tracy Moseley. Idem in coppa del mondo.

Con numeri così, un’altra medaglia può accompagnare solo, no?

3) Meno montagne hai, più forte vai in discesa.

top_downhill_mtb_world_championship_men

Rivedendo un po’ i numeri di cui al punto 2, ho notato che al secondo posto come numero di medaglie, piazzamenti etc c’è l’Australia, che si legge Sam Hill, Mick Hannah, Troy Brosnan, Jared Graves. Poi c’è il Sud Africa, che si legge solo ed esclusivamente Greg Minnaar. Comunque tutta roba che viaggia al massimo sui 2000 metri di media, con 1344 metri in Gran Bretagna e 3400 metri in Sud Africa di punte massime.

top_downhill_mtb_world_championship_women

Per le fanciulle, lo spettro cromatico delle bandiere rimane sempre bianco rosso e blu ma qui la regole del ‘meno montagne’ decade un po’, complice la scuola francese…

4) Mercato 2017: avrete tutti una Mondraker.

Hanno vinto tre Mondraker e ce ne è stata una quarta al quarto posto tra le donne. Mi dicono dalla Spagna che hanno già raddoppiato la produzione delle Summum. E poi dai, vi conosco… ;-)

5) Più impestata è la discesa più vince Danny Hart

ça va sans dire

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