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Il weekend scorso, mentre eravamo all’Abetone per la terza tappa del circuito Gravitalia, abbiamo avuto modo di parlare con un rider dal talento indiscusso, che però si è allontanato dalla scena nazionale da qualche tempo.
Due parole con Francesco Petrucci, del team Cingolani!

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Ciao Francè! Raccontaci un po’ come sta andando questo weekend di gara.
Mah sinceramente fino a ieri mattina (sabato ndr.) come venerdì, mi sembrava di andare un bel po’ forte. Che non significa 10 secondi più veloce di quello che ho fatto in qualifica, però secondo me quei 2-3 secondi ce li avevo. Perché quando sono arrivato in fondo alla pista in qualifica, il braccio non aveva più tanta forza però oggi, tutto sommato, con un po’ di anti dolorifici e l’aiuto di Andreani che mi ha settato la bici perfetta, magari qualcosa di buono si riesce a fare, nonostante sta notte sia stato un disastro.

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Era da qualche tempo che non ti presentavi ad una gara nazionale, come mai ti sei allontanato?
Ognuno ha sempre un po’ di ansia di prestazione… dover dimostrare quello che non hai fatto la gara prima… sei scivolato però hai il passo per stare tra i primi… tutte queste cose mettono un po’ troppa pressione alle volte. Era una situazione che un po’ mi aveva portato a non farmi piacere quello che facevo. Dopo sono andato a lavorare in Australia (per sei mesi, tra il 2012 e il 2013, ndr), e questo mi ha cambiato un po’: ora ogni uscita che faccio mi diverto parecchio perché esco coi miei amici, li intorno casa e si sta bene comunque. Il Gravity Race, è bello perché è tutta la gente con cui esco in bici di solito, quindi l’ambiente è bello rilassato, ci si diverte, ci sono alcune piste belle come questa dell’Abetone… Insomma, il livello è buono! C’è da rendersi conto che attualmente in Italia il downhill non è uno sport che ci si può vivere, quindi io, non lavorando, adesso come adesso è quello che riesco a fare. Facendo i corsi, riesco ad avere due soldi, fare qualche gara.

Quanto ti ha aiutato l’ esperienza in Australia, sia sul piano personale che sul piano ciclistico?
Mah più che altro io, non ho mai lavorato prima. Quindi andare giù, iniziare a lavorare parecchio, metterti la testa sulle spalle perché comunque sei dall’altra parte del mondo, ti da un po’ di metodo. Quindi anche tutto quell’allenamento che prima non facevo, adesso ho iniziato a farlo visto che ho più tempo da dedicargli. Seguire una tabella ti da una gran mano, dall’allenamento a come tieni la bici sono cresciuto un bel po’ e con ste cose ti ritrovi. Perché comunque l’allenamento attualmente penso che sia quasi tutto nella dh, insieme alla condizione mentale.

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La downhill in Italia è un settore forse non troppo in crescita a livello di mercato e investimento delle industrie, messa a confronto con il boom endurista, qual è il tuo punto di vista?
La bici da enduro a me piace parecchio, sinceramente… perché la puoi prendere, esci da casa e fai due ore che stai in bici per due ore al contrario della downhill, dove esci un giorno e stai in bici venti minuti totali. Però mi piace la bici da enduro, le gare non mi piacciono perché secondo me non rispecchiano il tipo di bici. Si fa tutto troppo di corsa nelle gare di enduro. È bello uscire con gli amici, fare giri lunghi, vedere posti in quota, ma fare le risalite piano e poi le discese a tuono, non ha molto senso secondo me.

Quest’ anno per quanto riguarda Gravitalia, c’è stata una grande affluenza soprattutto di giovani, almeno per le prime due tappe del circuito.
FP: c’è una mentalità un po’ strana in Italia. La gente basta che va un po’ forte e sembra che già sia arrivata, e invece purtroppo siamo ancora un po’ indietro a parte Lorenzo (Suding ndr.), Simone Medici che va fortissimo, Gianluca Vernassa, Francesco Colombo, lo stesso Von Klebelsberg e qualche altro ragazzo. Qualche giovane c’è e speriamo continuino a spingere senza mai accontentarsi!

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Grazie mille per l’intervista Francesco! Speriamo di vederti più spesso sui campi di gara nazionali e non solo!
Grazie a voi! A presto!

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