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Whistler, la mecca della MTB mondiale.

E’ arrivato il momento. Siamo nella sede di Transition, speriamo di aver preso tutto e partiamo, sempre RAPTOR muniti.

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Il viaggio verso Whistler attraversa prima il confine USA-CANADA, poi la zona di Vancouver e lo Squamish, una zona dove sono stati girati numerosi dei migliori video di freeride degli ultimi anni.

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Sono entusiasta all’idea di andare a Whistler. Sono ancora più entusiasta all’idea di girare in bici e vedere dal vivo questo luogo sacro del biker moderno.

In un momento in cui molti bike park stanno nascendo anche in Italia, mi incuriosisce l’aspetto turistico, oltre che sportivo: voglio capire perché Whistler è Whistler.

Il tragitto è molto bello e ricco di scenari completamente differenti. Il passaggio USA-CANADA lo si percepisce in maniera netta dalle strutture e infrastrutture, che in Canada sono molto più filo europee. Soprattutto nella zona di Vancouver questo è piuttosto visibile.

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Una particolarità di quest’area è l’oceano, che penetra tra valli e montagne, dando l’idea di un lago, grande certo, ma un lago.

Il contrasto oceano-ghiacciai è uno spettacolo unico. A poche decine di km dalle coste infatti si ergono ghiacciai molto simili ai nostri ghiacciai Alpini, che ricoprono le montagne nelle zone in cui le pendenze sono minori, da cui emergono punte e creste che sovrastano questi pendii candidi ma ricchi di ferite: i crepacci.

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L’attesa dura un paio d’ore e poi finalmente Kevin comincia a indicarci alcuni punti di interesse della zona.

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Infine, improvvisamente, alla nostra destra compare un grande cartello rigorosamente in legno che indica “WELCOME TO WHISTLER“.

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Here we go!

Pochi minuti e arriviamo al B&B che ci ha prenotato Kevin. Tutto in legno, nella parte alta di una zona residenziale a pochi minuti in bici dal centro del villaggio, questa struttura appartiene a Martin, un neozelandese che ha vinto alla lotteria, ha comprato casa qui e si è trasferito, portandosi dietro un sogno: costituire il primo team neozelandese di bob a 4 della storia.

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Ci sistemiamo, prepariamo la ns roba e andiamo con Kyle e Kevin alla scoperta di Whistler.

WHISTLER BIKEPARK: sogno o suggestione?

Pensando a Whistler, vedendo i video, le foto da migliaia di km di distanza, penso che io e non solo io ci immaginiamo piste perfette, con terreno perfetto, salti perfetti, curve perfette… tutto perfetto.

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I salti sono grandi, ma sono ben fatti e quindi, nel nostro immaginario, saltiamo come i pro che vediamo nei video. Le curve sono tonde, alte il giusto, lunghe il giusto, lisce il giusto, ben raccordate. Il terreno perfetto, nè troppo umido nè troppo secco.

Le parti tecniche sono tecniche si, ma si tratta pur sempre delle rocce e delle radici di Whistler, che saranno perfette, quindi anche se è molto tecnico tutto sarà semplice, naturale e infinitamente piacevole.

Voglio darvi una delusione: i trail di Whistler non sono perfetti!!!!!!!!!

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Ci sono dei salti che sparano alla morte e atterri su brake bumps condite di bellissime pietre, talvolta appuntite, anche se pietre di Whistler.

C’è una polvere della miseria, una polvere come quella del mio Monte Alpet, ma è polvere di Whistler… forse è migliore.

Le brake bumps quelle no, nulla a che vedere con ciò che ho visto in altri park. Pensavo di aver già visto qualcosa di “professionale” a 2Alpes… ma queste non sono brake bumps…. queste sono whoops da motocross.

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La nostra prima discesa la facciamo dal punto più alto, chiamato “Top of the World“. Un sentiero in parte naturale, in parte lavorato/adattato alla MTB, porta dai 2200mt circa fino al Bike Park molto più in basso. Adoro scendere con la mtb in alta montagna.

Arrivati al Bike Park ci infiliamo su alcune tracce dove ci sono sezioni tecniche che ho dovuto guardare per bene prima di affrontare, alcune linee non le ho ancora azzardate e parlo di trail che qui molta gente percorre senza problemi.

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Insomma, a pensare alla gente che si lamenta dei nostri trail o dei ns park, e sogna di venire a Whistler, mi viene da sorridere: non sono così sicuro che si divertirebbero. Ci sono tanti sentieri, anche belli, ma anche qui non siamo nel paese dei balocchi, ci sono le buche, la polvere e i passaggi mal fatti, brutti e ignoranti.

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Per esempio al Monte Alpet, lo spot vicino a casa mia, ci preoccupiamo di qualche buchetta e gli uomini che curano i percorsi vanno a zappettare (a mano) di settimana in settimana. Ci manca solo più che vadano a bagnare quando è secco e coprano le tracce quando piove e siamo a posto.

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Qui, con tutta la mia buona volontà, con la bici da enduro faccio fatica a fare tutto in bici, in molti tratti sono appeso e in molti tratti devo controllare la velocità perchè non tengo il manubrio dalle buche.

Nelle paraboliche ci sono delle buche che, senza fare della retorica, sono profonde anche fino a 20 cm. Nelle staccate forse anche qualcosa in più.A voi le conclusioni.

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E’ un parco giochi che è sinonimo di campo minato, dove è facile prendere delle belle facciate. Ogni due per tre c’è un doppio, un drop, un grande pietrone ripido dal quale si scende, uno step up. Non ho problemi ad ammettere che lì per lì mi trovo piuttosto a disagio, non conoscendo gli ostacoli e i trail.

Se pensate di venire a girare a Whistler, il mio consiglio è: tirate fuori la bici da DH, allenatevi un po’ e preparate le sospensioni. Non dimenticate un pò di ricambi perché le ruote (e non solo) vanno come il pane.

Che merda, direte voi… oppure che esagerato, dirà qualcuno.

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Nè una, nè l’altra cosa dico io. Semplicemente, io per primo, girando a Whistler mi sono reso conto come spesso si tenda a idealizzare, a pensare che in un posto come questo tutto sia perfetto e magari sottovalutare la bellezza dei nostri park, sicuramente più piccoli, ma belli e divertenti… forse per la maggior parte dei rider anche più di un posto come questo.

Per finire, girare qui costa una fucilata… un giornaliero può arrivare a oltre 80 dollari. Mi vengono in mente certe discussioni da forum sul prezzo dei biglietti da 15 a 13 o 18 euro…. con questa mentalità difficile riuscire a far crescere i park nostrani.

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Passiamo alle cose buone di Whistler, per par condicio.

Innanzitutto tutto è a misura di biker: i servizi sui percorsi, i box per effettuare una assistenza meccanica in autonomia alla propria bici alla base degli impianti, le rastrelliere sparse per tutto il paese, i locali con grandi schermi che proiettano video di MTB, i negozi completi di ogni ben di Dio.

Il punto di forza del Bike Park è sicuramente dato dal numero di tracce e dalla quantità di strutture e ostacoli per ogni gusto. Doppi, panettoni, linee su magnifiche pietre granitiche dalle forme tondeggianti che nascondono ripidi passaggi, ancora alle linee con salti di tutte le dimensioni, spesso “nazi”…

Mano mano che si comincia a conoscere e ci si adatta a tutto ciò, il divertimento ovviamente cresce.

Mi ha impressionato la quantità di piccoli rider con ruote da 20 pollici: decine e decine che, attrezzati di tutto punto, girano a nastro. Di tanto in tanto addirittura si vedono ruote da 16″. Ragazze in bici come piovesse.

Il villaggio è circondato di una rete di ciclabili che permettono di inoltrarsi nella valle, dove si cono alcuni laghi molto belli, e raggiungere gli innumerevoli sentieri che si diramano tutto intorno.

Al di là del park, infatti, ci sono una miriade di trail molto belli e suggestivi.

Oggi abbiamo fatto solo un assaggio, adesso andiamo a cena.

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Domani si potranno provare le speciali e mi dedicherò a quello.

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Adesso a nanna, buona notte Whistler!!

AB

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