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Dopo il parere dei Pro nostrani, vorremmo ora dare spazio al pensiero degli amatori, quelli che il SE lo hanno animato in questi lunghi sette anni, quelli senza i quali non saremmo qui a parlare del suo stop nel 2015.
Ci sarebbe piaciuto dare la parola a tutti, ma ovviamente questo non era possibile.
Abbiamo così deciso di chiedere un parere a quegli amatori che il SE lo seguono dall’anno zero e lo hanno seguito fino all’ultima Experience di Santa Margherita a fine ottobre. Ai più i loro nomi probabilmente non diranno nulla, ma vi assicuro che sono tra quelli che alle gare erano sempre presenti all’inizio di ogni stagione agonistica, insomma, potremmo dire, parte dello zoccolo duro del SE…

15796928456_0860ca7d46_oMarvin Ray GAMBERI

A me personalmente dispiace molto e penso che anche per il resto degli enduristi italiani sia lo stesso. Questo stop penalizzerà il livello italiano sia in prestazioni all’estero dei nostri top rider che il puro divertimento amatoriale nell’ambito gare italiane; detto ciò sicuramente ci saranno motivi validi per lo stop del se, e spero che sia uno stop solo per il 2015!!

In effetti la prima gara della mia vita in mtb fu Molini di Triora del se e da lì ho iniziato a scoprire l’enduro, il suo “sapore”…sicuramente a livello personale mi ha dato molti bei ricordi…per questo sono dispiaciuto che invece di scoprire un calendario nuovo e magari qualche novità, ci sarà un anno senza il se…..“.

15200630114_9e676c84c9_oRoberto MASCIADRI

Ho letto e sto sentendo di tutto sull’argomento…sicuramente posso dire che il circuito se mancherà parecchio..io,così come molti altri credo, lo sentiamo un pò nostro…ha fatto nascere e crescere questa disciplina e forse anche un po’ noi. Detto ciò i motivi e le scelte che abbiano portato lo staff se ad uno stop sono loro…per quanto riguarda le gare quest’anno mi pare comunque che ci sia un programma nazionale molto interessante con località e percorsi che non hanno nulla da invidiare a nessuno. Spero che questo stop sia temporaneo e porti in futuro format di gare che possano far partecipare in una sola competizione top rider e amatori, vedi format tipo European Series dello scorso anno con tempi di trasferimento liberi permettendo di concludere le gare ognuno secondo la propria preparazione con notevoli vantaggi x organizzatori e partecipanti…quindi olio alla catene e proti per la nuova stagione!“.

Bruno BECCHI

Sinceramente quando ho visto che a Natale non era ancora uscito niente, conoscendo Monchiero e Guala, me lo aspettavo. In questi anni hanno sempre cercato di alzare l’asticella e il movimento è cresciuto in maniera esponenziale grazie al loro impegno e passione che di conseguenza ha contagiato aziende, media, ecc. Il discorso è molto complesso da riassumere in poche righe, ma credo che questa situazione sia lo sbocco naturale del fatto che un movimento si è sviluppato attorno a due persone che hanno lavorato molto bene e che giustamente cominciano a essere un po’ stanche sia fisicamente che psicologicamente. In un certo senso mi sento di prendere un pò le loro difese nei confronti della marea di critiche che piovono in questi giorni perché in fondo, senza ipocrisie, chi s’è sbattuto in questi anni sono stati loro ed è giusto che dispongano della loro creatura come meglio credono. Penso che se l’enduro è maturo, sia il momento che la FCI si faccia carico di creare un campionato vero e proprio che dia stimolo non solo agli italiani, ma che faccia da trampolino per sdoganare finalmente la specialità nell’UCI. Solo così si esce dall’orticello e si crea una disciplina vera. Per fare questo occorre lo sforzo congiunto di Superenduro, società, FCI e organizzatori dei circuiti “minori” nati in questi ultimi anni. C’è un detto dalle mie parti che recita: “i merli a cacciare in branco diventano magri”…Significa che non ci si può dividere 500, 600, 700 partecipanti in mille circuiti e circuitini dove il negozio di turno fa da sponsor con il risultato di vedere belle gare con 35 partenti. Il 2015 sarà un anno interessante dove capiremo se l’enduro è veramente maturo per diventare una disciplina vera, che non si alimenta della passione di pochi, ma che sopravvive perché tutti ci credono e ci s’impegnano in maniera congiunta. Il segreto è creare piano piano un buon vivaio di giovani agonisti e, non meno importante, un buon ” vivaio” di buoni dirigenti che sappiano plasmare degli ATLETI e abbandonare un po’ l’idea dell’endurista-scampagnata con gli amici-birra finale ( per questo ci siamo noi Master). Solo così l’ UCI può riconoscere una disciplina. In questo il ruolo della Federazione è fondamentale e confido che Monchiero farà bene. Infine bisogna fare un passo avanti e uno indietro allo stesso tempo: per creare un vivaio di giovani è indispensabile rendere economicamente accessibile la disciplina agli agonisti (questo sarebbe un capitolo super vasto). A differenza delle aziende, l’ UCI non se ne fa niente di un esercito di Master. A mio parere solo così l’enduro può proseguire la sua corsa, pena, rimanere intrappolato in un recinto molto stretto, autoreferenziato, dove gli atleti non saranno mai competitivi a livello internazionale. Tutto questo però ha un costo che va sostenuto da tutti a 360°. Il risultato sarà proporzionato al nostro impegno e passione.

Concludo dicendo che il Superenduro ha cambiato anche il mio modo di vivere degli ultimi 5 anni, e devo dire, e non esagero, che questo ambiente mi è servito molto anche per trovare un equilibrio psicofisico che prima da imprenditore a tempo pieno non avevo. In questi anni è stato come avere una famiglia allargata (la maggior parte delle persone con cui condivido il tempo libero ha a che fare con l’enduro…). Anche i miei figli 6-9 anni e mia moglie si sono appassionati. Di questo sono molto grato al Superenduro. Ora che le cose sono cambiate, io e la squadra Gravity Games-Beltrami, saremo come minimo molto più indaffarati a valutare gare, circuiti e alternative estere, ma credo che questo sia stato un risultato inevitabile. Spero di rivedere Monchiero, Guala e gli altri dello staff nel 2016, augurandomi in stretta collaborazione e non in concorrenza con la F.C.I. Il mio passato di stradista agonista mi ha insegnato a saper gestire situazioni simili e la logica porta a pensare che in fin dei conti l’ importante è andare in bici, correre, e divertirsi, ma c’è un angolino nel mio cuore che ….“.

Fabio MARACA (alias Ciccio FANCHI)

Chiude il SE ma voglio pensare che è solo una pausa per riorganizzare le forze e soprattutto gli obiettivi.
Per come conosco Franco ed Enrico, posso solo dire che non si limiteranno a guardare dalla finestra ma li vedo già al lavoro, perché non si dica mai che questa decisione sia stata un autogol, ma una fermata alla stazione di questo treno che per 7 anni ha fatto crescere il movimento enduro e soprattutto ha fatto crescere noi amatori. Si perché la mia esperienza e quella dei Six Inch Enduro Team è stata solo in crescita grazie al Superenduro. Come amatori, il nostro livello tecnico e di autostima che abbiamo saputo generare per portare a termine ogni prova cui abbiamo partecipato in questi ultimi 4 anni, è cresciuto e sviluppato grazie agli input che ogni volta Superenduro ci poneva come limiti, come obiettivi, come novità.
Il 2015 senza SE è un fatto importante e, secondo me, l’ennesima rivoluzione della coppia Guala/Monchiero. Mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, dopo che per 7 anni sono state addossate sulle loro spalle.
Non voglio fare il paladino del SE, ma ci ho sempre creduto e la collaborazione nel 2012 e 2013 per la Superenduro Monti della Tolfa, mi ha fatto toccare con mano l’enorme lavoro che c’è dietro ad un evento targato Superenduro, ma mi ha anche dato il polso della professionalità, correttezza e passione che ogni persona dello staff ha saputo far trasparire di fronte ad ogni difficoltà.
Il 2015 sarà la cartina tornasole per tutti. Ho letto, ascoltato tutto ciò che gira in questi giorni riguardo alla questione. A volte sono balzato dalla sedia, a volte ho accolto con soddisfazione le parole spese, sta di fatto che tutti, ma proprio tutti, abbiamo accusato il colpo. Sta ad ognuno sapere leggere tra le righe e cogliere i messaggi nascosti. Io credo di averli colti ed ecco che mi sento fiducioso, che l’esperienza nei molteplici aspetti di partecipante, organizzatore, trailbuilder, presidente (ma preferisco dire Coach, come mi chiamano i ragazzi) dei Six Inch di questi 7 anni di SE, abbia in qualche modo influito sul mio modo di interpretare l’enduro.
Vedo quindi un Campionato Italiano Enduro d’eccellenza che può solo ed unicamente essere il Superenduro PRO, dei campionati regionali sotto l’egida della FCI ma al cui interno operino personaggi fortemente impegnati in questi anni nel settore Enduro, l’EWS che sia la massima espressione della disciplina.
Poche gare per ogni campionato, di spessore e difficoltà crescenti, ma non scampagnate. L’enduro è confronto col cronometro, per il resto c’è la gita con gli amici, sacrosanta e divertente.
Il problema della partecipazione alle gare, non sono le difficoltà, la durata, i dislivelli, le tasse di iscrizione.
Falsi problemi…Il problema è nel profondo di ogni biker, se ha o meno la forza di mettersi a confronto con gli altri, ma soprattutto con sè stesso.
Farò tesoro insieme ai Six Inch di questo 2015 interlocutorio, in qualche modo di transizione, ci guarderemo intorno e accresceremo il nostro bagaglio tecnico spilluccherando qua e là le gare a noi più appetibili, continuando a macinare i soliti migliaia di Km di autostrade in lungo e largo, affinando il nostro lifestyle e in attesa che il 2016 sia finalmente l’anno dell’Enduro!“.

Carlo SABBIA

Sono uno dei tanti amatori che hanno seguito il Superenduro da circa 6 anni, uno dei tanti che ha cambiato il suo andare in bici, assaporando da subito questo bellissimo modo di interpretare la mountain bike, pedalando con gli amici o da solo in salita e cercando di mollare i freni in discesa, la parte più divertente, e credo possa essere lo stesso per molti altri biker.

I complimenti a Enrico Guala, a Franco Monchiero ed al loro Staff vanno fatti assolutamente, perché se oggi il movimento dell’enduro in Italia e nel mondo si è sviluppato così tanto è sicuramente grazie al SUPERENDURO.

Un’osservazione che mi sento di fare è relativa al tempismo della comunicazione, fatta troppo tardi rispetto ai calendari e ai circuiti minori che sono nati dopo e sulle orme del superenduro, più che altro forse per rispetto agli sponsor, ai team, agli atleti che corrono per vincere, agli amatori che corrono per divertirsi e che poi sono quelli che fanno i numeri di questo movimento. Non voglio sindacare sulle motivazioni che hanno portato a questa decisione, forse bisognava fermarsi prima????

Dopo sette anni ci può stare una pausa di riflessione, anche nelle migliori coppie spesso si verifica la “Crisi del 7° anno”…. meglio fermarsi e cercare di capire dove si sta andando e soprattutto dove si vuole andare, senza farsi trasportare dagli eventi; forse il tutto è cresciuto troppo velocemente e se ne stava perdendo il controllo.

Credo che ci siano dei punti da analizzare, sulla base dei quali darsi degli obbiettivi, incominciare a ragionare per migliorare quanto è stato fatto fino ad oggi; quello che è stato lo conosciamo, occorre guardare avanti e nel mondo.

Occorra allevare i nostri atleti in modo che possano ben figurare nel mondo e fondamentalmente le gare devono essere divertenti, con percorsi spettacolari.

Sicuramente l’idea della tavola rotonda la condivido pienamente e non può che essere un buon punto di partenza.

Non mi resta che augurare buon lavoro a tutti quanti, e … chi non condivide la passione per la bici come noi, si faccia da parte e non sprechi tempo a mettere il bastone tra le ruote a chi mette tante risorse ed energie per farci divertire!!!!!“.

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