red_bulletin_pietermariztburg_mtb_worlds_2013_minnaar

I campioni del mondo di ciclismo sono andati in Africa a inseguire la medaglia d’oro. Ma nessuno di loro poteva essere preparato a quel tipo di percorso e alla tenacia di un eroe locale che ha rifiutato di arrendersi fino alla fine: Minnaar e soci raccontano al Red Bulletin l’adrenalina della competizione

Milano, 3 ottobre 2013 – Dicono che l’Africa non sia adatta alle femminucce e anche Ricardo Pscheidt probabilmente la pensa così. Pochi secondi dopo aver concluso il campionato del mondo di cross-country a Pietermaritzburg, il brasiliano crolla a terra. Il suo allenatore lo fa appoggiare contro le barriere, tergendogli nervosamente il viso dal sudore e allentando con ansia la zip della sua maglia. Pscheidt non ha una bella cera. Non riesce a tenere gli occhi aperti e la testa gli ciondola inerte sul petto. Alla fine bisbiglia qualche parola al paramedico che gli agita le dita aperte di fronte agli occhi, come se in quel momento potesse contarle. Il brasiliano ha subito una brutta caduta al quarto dei sette giri e nonostante la commozione cerebrale si è spinto oltre la soglia del dolore per arrivare appena in testa al sudafricano Renay Groustra. Ha dato prova di un coraggio spettacolare, a metà tra l’eroismo e la pazzia, che rende l’idea di quanto alta fosse la posta in gioco in questa Coppa del Mondo di MTB, la prima che sia mai stata organizzata in terra africana.

red_bulletin_pietermariztburg_mtb_worlds_2013_minnaar_1

Ma se Pscheidt è arrivato appena 46esimo, figuriamoci lo sforzo di chi guidava il gruppo. Ne sa qualcosa Greg Minnaar: dal momento in cui si è aggiudicato l’edizione austriaca dello scorso anno e, ancora di più, dalla tragica morte del connazionale Burry Stander, la prospettiva di difendere il titolo mondiale di downhill l’ha letteralmente consumato.
“È la Coppa del Mondo. La pressione sui favoriti è a livelli incredibili”, commenta sul Red Bulletin Rob Warner, nome storico del downhill. “Da fuori sembrano calmi, ma dentro di loro c’è terrore puro. Se sei capace di gestirlo, puoi puntare alla medaglia d’oro. E devi essere pronto a correre qualunque rischio, perché stai certo che è ciò che faranno gli altri.” I ciclisti non se lo fanno ripetere due volte. Il team medico finisce col curare 20 infortuni al giorno. Polmoni contusi, costole rotte, gambe e clavicole fratturate aprono la top ten, seguite da commozioni cerebrali e lacerazioni varie.

red_bulletin_pietermariztburg_mtb_worlds_2013_schurter_scott

“Questa gara di cross country è qualcosa di speciale”, dice Marco Fontana dopo aver guidato l’Italia alla medaglia d’oro di team relay. “Ha dei cambi di scenario molto rapidi, giardini rocciosi artificiali e angoli stretti e tecnici e una pista singola. Ottenere il podio nella gara maschile è davvero un buon risultato. Se finisci terzo, sei comunque un eroe. Se sei quarto, non importa a nessuno.”

red_bulletin_pietermariztburg_mtb_worlds_2013

Persino i corridori più rodati sono stati presi alla sprovvista dalla sfida immane che si sono trovati ad affrontare a Pietermaritzburg. Gli ostacoli non erano tra i più alti, ma erano strategici, diabolicamente ardui, e bisognava affrontarli sul bagnato, in condizioni meteo potenzialmente letali. La folla locale, nuova alle corse di trial, era ipnotizzata dalla vista di ciclisti attorcigliati attorno alle loro bici senza sella, i freni scricchiolanti e le gomme sgonfie, che procedevano a saltelli in quello che sembrava un percorso assolutamente invalicabile.

red_bulletin_pietermariztburg_mtb_worlds_2013_minnaar

La sensazione che provano gli atleti di downhill? Diciamo che è come fare uno sprint di 400 metri mentre si risolve mentalmente una complessa equazione algebrica e contemporaneamente si fanno volteggiare cinque palline da tennis sopra la testa con la destrezza di un giocoliere. O, nel caso di Pietermaritzburg, è come saltare da un trampolino sospeso a 20 metri d’altezza alla velocità di 73 km orari, atterrando perfettamente in equilibrio e mantenendo imperturbabilmente la stessa velocità nella serie di salti successivi… il tutto mentre il tuo cuore batte a 190 al minuto. O, più semplicemente, spiegandolo con le parole di Gee Atherton, il discesista più famoso della stagione: “Non c’è una parte del tuo corpo che non venga messa a dura prova durante una gara di downhill”…

continua la lettura sul Red Bulletin per rivivere le emozioni della spettacolare coppa del mondo di MTB!

In uscita in questi giorni! www.redbulletin.com

Commenta su Facebook

comments