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La scelta del manubrio è la scelta di uno dei componenti che, insieme a manopole, sellino e pedali, rappresenta il punto di contatto del rider con la bici. La sua scelta è 100% personale, influenza lo stile di guida o ne può essere influenzata, anche se spesso non tutti i rider fanno una scelta razionale!

Il 2013 ha visto sempre più modelli di manubrio in carbonio sulla scena gravity. Dalla downhill all’enduro, in molti passano dall’alluminio al carbonio per tre motivi: la leggerezza del carbonio; le caratteristiche fisiche dei due materiali; la moda. E non necessariamente in questo ordine…

Anche noi siamo dentro questa onda di cambiamento e abbiamo provato con mano, letteralmente, cosa vuol dire un manubrio in alluminio e cosa vuol dire un manubrio in carbonio. Lo abbiamo fatto con due prodotti di un’unica casa produttrice per vedere come un’azienda interpreta due materiali diversi. Grazie all’importatore italiano RIE Cycle abbiamo messo alla prova due manubri Sixpack Racing: il Millenium 785 Low Riser e il Millenium 785 Riser Carbon.

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Sixpack è un’azienda tedesca, giovane ma già ben posizionata sul mercato, che, in perfetto stile teutonico offre nella sua gamma prodotti duri e crudi da freeride e ipercolorati. La versione in carbonio del Millenium rappresenta un’incursione nel mondo dei materiali leggeri che va incontro alle richieste dei rider di una sempre maggior leggerezza dei mezzi, ma anche una performance superiore, o almeno diversa, rispetto a quella dell’alluminio. Vediamo i due prodotti.

Millenium 785 Low Riser Alluminio (prezzo 62,90€)

La versione in alluminio è il classico manubrio in alluminio che tutti quelli che hanno fatto downhill nella vita hanno avuto a bordo del proprio mezzo.

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Con 785 mm di larghezza è in perfetto standard. Si può tagliare fino a 740mm ma… siete sicuri? Come dicevo, Sixpack è un’azienda giovane, soprattutto per le persone che ci lavorano. La sfrontatezza si nota anche sui prodotti, dai colori ai messaggi!

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Il rise del manubrio è 18mm, un rise basso, ma non bassissimo, con un backsweep (l’inclinazione posteriore, quanto il manurbio è rivolto vero il rider) di 8° e un upsweep (l’inclinazione verso l’alto, i manubri non sono piatti) di 4° la presa e la sensazione sulle braccia sono piuttosto confortevoli.

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Forse, per un manubrio da 785, avrei preferito un grado in più di backsweep. Non è il mio caso, ma per i rider con le braccia più corte, se non si taglia il manubrio, risulta un po’ goffo dover spalancare e stendere le braccia per andare a prendere le manopole. Con gli estremi più vicini, le braccia sono meno stese quindi lavorano meglio in teoria, in pratica de gustibus.

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Di solito monto il manubrio inclinato in maniera parallela all’inclinazione della forcella. E’ una regola standard, ma non generale. Mi ci trovo bene e permette di confrontare, a parità di posizione, manubri diversi.

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Uno dei classici problemi quando si monta il manubrio è riuscire a centrarlo sull’attacco. Grazie alla griglia al centro, l’allineamento è facilitato.

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L’impronta freeride di Sixpack si nota anche nel peso del Millenium in alluminio: 362gr. Può essere in parte dovuta alla verniciatura, che ho notato molto spessa anche se molto verde, molto bella, molto colorata. RIE Cycle ci ha comunque anticipato che le nuove produzioni prevedono una verniciatura differente.

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La gamma cromatica dei manubri Sixpack è molto varia e risponde a tutti i rider, dall’essenzialista, al poser e, perchè no, anche al tamarro a cui piacciono i colori sgargianti. A ognuno il suo, insomma.

Millenium 785 Riser Carbon (prezzo 147,00€)

Quando si passa, dopo anni, dall’alluminio al carbonio, che sia una telaio o un qualunque componente, la prima domanda che probabilmente tutti si fanno è: si spezzerà? Leggende. Sicuramente le sensazioni sono differenti, d’altronde sono diversi i materiali. Secondo voi le aziende si buttano all’avventura, rischiosa, di un manubrio poi, senza prendere gli accorgimenti del caso?

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Il Millenium in carbonio è una piacevole sorpresa. Se lo vedete da lontano non sembra in carbonio, ma tenendolo tra le mani, osservandolo prima e dopo il montaggio, tanta roba! Per i suoi 785mm e rispetto ad altri manubri in carbonio, la costruzione è più esile. Il tubo, per così dire, ha uno spessore minore a molti concorrenti diretti, ma questo non ne compromette la solidità e robustezza.

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Il rise è maggiore, anche se di poco, rispetto alla versione in alluminio, 25mm, e il backsweep e l’upsweep, rispettivamente 9° e 5°, sono misure che mi calzano meglio.

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A livello estetico, l’aspetto stealth pieno, su tutta la larghezza, di scritte in rilievo danno da lontano un look&feel elegante (d’altronde il nero sta bene con tutto!) e da vicino ritorna l’appeal teutonico un po’ freeride un po’ street.

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Al centro, per garantire il corretto montaggio con l’attacco manubrio, il Millenium Carbon ha una sorta di sezione carta vetrata per ottimizzare il grip sull’attacco e, anche qui come sull’alluminio, la griglia utile per centrare il manubrio.

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Il peso non è niente male. Con i 210gr del modello in mano nostra, il manubrio è un peso piuma da XC.

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Il confronto

I due manubri sono stati messi a confronto in un contesto più all mountain ed enduro. Avrei voluto provarli anche in discesa pura ma purtroppo non c’è stata occasione.

Altro elemento in comune durante il test è stato l’attacco manubrio, un Sixpack Racing Sam da 60mm verde fluo. Il Sam è l’attacco da all mountain enduro della casa tedesca e ve ne parlerò in un altro momento.

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Veniamo al dunque. Dalla pedalata alla discesa le sensazioni sono state abbastanza differenti, è stato difficile decidere quale dei due si comporta meglio.
Pedalando, ovviamente non da seduto ma in piedi sui pedali, ho preferito decisamente il Millenium Carbon. Reattivo, in maniera che manubrio e anteriore seguono il movimento delle braccia come fossero tutt’uno. Sto parlando di pedalata in salita.

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Il Millenium in alluminio invece sembra più lento. I manubri hanno per forza un po’ (o un bel po’) di elasticità agli estremi, caratteristica intrinseca di qualunque tubazione e materiale in genere. Spingendo ho provato una sensazione ‘faticosa’ di ritorno delle braccia, come se le manopole rimanessero più in basso rispetto all’attacco. In particolare, in tratti un po’ sconnessi, questa eccessiva elasticità offre meno controllo sull’anteriore rispetto alla versione in carbonio.

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Sempre in pedalata in piedi, ma questa vota in discesa, la sensazione di controllo totale del carbonio viene un po’ meno quando il terreno inizia a farsi un po’ accidentato. Ad esempio nei rilanci dopo una curva tra i sassi, all’inizio stare dietro all’anteriore con un manubrio così ‘sensibile’ è un po’ come scendere con l’ammo tutto chiuso: hai voglia a tenere giù la ruota!

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Nelle fasi di discesa vera e propria, una volta fatta la mano, il carbonio è una goduria. Ipersensibile, si sente letteralmente la ruota, anche il più piccolo sassolino e impostare la linea migliore l’arma vincente. Potrei dire che a furia di ripassare su uno stesso punto, con il Millenium Carbon impari a riconoscere il punto migliore dove mettere la ruota e avere il minor impatto e una maggior scioltezza.

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Da questo punto di vista l’alluminio perdona di più. Il mix ruota, forcella, manubrio e braccia permette di passare dritto per dritto qualunque sezione. Il Millenium in alluminio attutisce e distribuisce meglio il colpo. Sull’alluminio sono decenni che i produttori lavorano per la costruzione della migliore soluzione. Ormai è più una questione di riduzione del peso, cosa comunque non banale, che di struttura/forma in sè del manubrio.

Per concludere

Il Millenium in carbonio è a mio avviso un componente più tecnico rispetto alla versione in alluminio. Al di là della evidente economia in termini di peso, è una questione di guida. Richiede una maggior sensibilità sulle mani e sulle braccia, di qui anche una maggiore resistenza, soprattutto in ottica lunghi tratti di discesa oppure in termini di competizioni enduristiche ad esempio. Rispetto alla versione in alluminio, che in sostanza è un prodotto chiavi in mano, l’approccio deve essere diverso e più attento, più sul pezzo e sul controllo dell’anteriore. Aiuta nella guida ma perdona meno.

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Scegliendo, terrei il carbonio sulla bici da enduro (e/o all mountain), sulla bici da gara insomma. Su tutte le altre l’alluminio.

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