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La giornata di ieri, sabato, non è stata ideale come preparazione alla gara, tanto meno di una gara come questa.

La tabella di marcia prevede partenza h. 10 circa e arrivo dopo le 19.

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Sono costretto a fare i conti con la mia spalla. Voglio evitare lo zaino perché, a lungo andare, mi aumenta il dolore. Allora cerco di organizzarmi per portare il minimo indispensabile.

Tutto è utile, nulla è indispensabile. Mi limito a camera d’aria, C02, multitool. Qualche barretta, qualche gel e spero di trovare acqua.

Sono insolitamente tranquillo. Sarà perché ho provato talmente poco, una volta per speciale, che non ricordo bene cosa mi aspetta. Le uniche cose che mi sono rimaste impresse, distintamente, sono gli strappi in salita nelle speciali e un paio di passaggi particolarmente ostici.

All’arrivo della Gondola vediamo che la seggiovia che porta in cima a Top of the World è chiusa. Mi fermo a parlare con i francesi, tra cui Reigner, Oton e Gracia.

Avec les français

Avec les français

Finisce che Cedric ci offre un caffè… è un fenomeno. Se non avesse fatto il rider avrebbe di certo potuto fare l’attore.

Finalmente riapre e partiamo. Trasferimento sulla parte alta di quella che sarà la PS5 e arriviamo alla partenza della PS1.

Mi sento piuttosto bene. Anche la spalla questa mattina non mi fa male come i giorni scorsi e questo, se non altro, mi mette di buon umore. Ho montato i flat, perché dovendo guidare praticamente a vista, a maggior ragione con la spalla malconcia, mi sento più a mio agio.

Warm up before the start

Warm up before the start

Tocca a me. Parto e faccio bene la prima parte di bosco, dove “i numeri bassi” stanno guardando. Sento anche qualche commento positivo che mi carica: that was a fucking good line dude!

Mentre scendo penso a tante cose e non penso a nulla. E’ strano. Sono concentrato ma rilassato, almeno fino a che non comincio a faticare davvero, allora tutte le mie energie convergono per non sbagliare e non cadere. Un pensiero fisso è quello di essere consistente e non prendere troppi rischi. Concludo la speciale ma la mia performance è andata via via peggiorando.

In the woods

In the woods

Mi sono divertito ma mi rendo conto che dopo una buona partenza, pulita e con buone linee, bello attivo e fluido nella guida come piace a me, ho cominciato a subire la fatica e irrigidirmi.

Quanto cominci a irrigidirti tutto diventa più difficile. A te sembra di andare forte, di essere veloce, di aver sfruttato bene la traccia e tenuto una buona velocità ma è solo una tua impressione, dovuta al fatto che in realtà stai facendo fatica.

E così è… il mio tempo è mediocre e lontano dai tempi dei migliori.

Nel trasferimento penso che sia inutile prendere troppi rischi: la componente fisica non la puoi compensare guidando sopra il tuo limite… l’unica cosa che puoi fare è farti male.

Purtroppo in tutta questa stagione questo “paura di farmi male” mi ha accompagnato come un raffreddore che non vuole passare: tutta colpa di questa “maledetta” spalla.

Pushing

Pushing

Cerco allora di “ottimizzare”. Finire la gara senza danni, fare esperienza, imparare e capire dove devo lavorare. Sono giovane, ho una carriera davanti ;-)     (ndr sorrido!)

In PS2 c’è un bel po’ da pedalare. Scorro bene e mi diverto nelle parti guidate, poi cerco di difendermi nel pedalato. Soffro in silenzio e cerco di coordinare la respirazione e ogni spinta sui pedali, così come di controllare le linee che faccio nella salita. Questa presenta alcuni tornanti e rampe piuttosto tecniche. Tento di limitare lo sforzo e mantenere il più possibile una buona andatura ma so di non essere veloce.

Su questa speciale Alex, invece, va molto bene e chiude decimo: forza Lupo!

A volte penso che questo sport, così come sta diventando, non fa più per me. Mi diverto 4 curve e mi annoio per 1 minuto. Mi piace faticare ma forse mi piace quando lo sforzo si mescola con la guida, quando c’è tempo per forzare e per riprendersi, quando la sfida diventa recuperare per essere di nuovo lucidi e guidare: non quando la sfida diventa pedalare per diversi minuti da seduto e guidare costantemente in carenza brutale di ossigeno guidando per questo al 50% di come si potrebbe.

Tabella di marcia

Tabella di marcia

O meglio, a questo possono arrivare veri e propri professionisti a tempo pieno, per tutti gli altri è davvero difficile. Guidare al 50%, sempre sul filo del rasoio, NON perché stai spingendo nella guida ma perché stai guidando senza lucidità, non mi piace.

Forse questo è solo il pensiero di un amatore che gioca a fare il pro? O di un pro che in sostanza è un amatore a tutti gli effetti?

La risalita alla PS3 è piuttosto noiosa, e così sarà anche quella della 4, prevalentemente su stradoni bianchi o sentieri troppo ripidi per essere pedalati agevolmente.

Transfer PS4

Transfer PS4

Sulla 3, prevalentemente discesistica, guido bene. In qualche tratto mi esalto… riesco a vedere la linea giusta e mi sento di mollare i freni. In altri tratti mi rendo conto di aver tenuto troppo. Sto andando praticamente a vista quindi preferisco non fare l’eroe e rimanere intero.

Sento qualcosa che non va al posteriore. Arrivo a fine speciale con la ruota posteriore sull’orlo del collasso, molti raggi si sono allentati. Probabilmente uno ha cominciato ed è stata una reazione a catena. In questa speciale la prestazione non è malaccio.

Sistemo la cosa e proseguo. La PS4 è piuttosto impegnativa in tutti i sensi: nella parte alta c’è poca pendenza e tanto da lavorare di braccia e gambe per le continue curve e controcurve, rese più insidiose da radici e rocce. Un bel passaggio ripido, abbastanza “nazi”, precede un tratto guidato dove non vado male. Poi il divertimento finisce e comincia una rampa su ghiaia e pietre smosse, molto ripida.
Faccio fatica a rimanere in sella ma tengo duro: è ripido e il terreno sdrucciolevole…. il che rende tutto più faticoso.

Continua un lungo falsopiano, con un paio di passaggi su radici e un paio di north shore molto stretti che, vi assicuro, in carenza di ossigeno non erano facili da percorrere senza finire “a mollo” nell’acqua intorno.

Poche curve di divertimento e il cavo del cambio mi abbandona. Inizialmente non è un problema, si scende e non si pedala, ma la parte finale è tutta una sequenza di piani e falsipiani con avvallamenti, buche, curvette dove avere l’11 mi costringe ad una guida più rotonda, calcolata, cercando di perdere meno velocità possibile e senza possibilità di recuperarla.

PS4

PS4

Nelle ultime curvette sono esausto… scivolo sull’anteriore, vado di faccia contro il terrapieno a interno curva… niente di grave non era un punto veloce.

La visiera del casco si rompe e scende davanti alla maschera. Percorro gli ultimi 10 mt (cavolo 10 mt…) con la visiera giù.. senza vedere un granché. Questo si che è correre “alla cieca”!!

Caduta

Caduta

Brett Tippie, Pink Bike, mi incita: come on Papa Bruno!!

Il grosso della gara è andato. Fino qui sono stato abbastanza bene, il che rende ancora più “significativo” il mio risultato: sto bene, ho guidato bene ma, purtroppo, meglio di una mediocre 50-60esima posizione non riesco proprio a fare.

Mettiamoci le ricognizioni limitate, e sono consapevole che non sono un gran rider nella guida a vista, mettiamoci che sono due settimane che dormo male, mangio male, bevo male per cause di forza maggiore, mettiamoci anche che mi sono stancato più del dovuto ieri, ma rimane il fatto che il gap dai primi, e non solo, è importante.

In questa stagione ho riflettuto molto su questo punto. Sia io che gli altri miei “colleghi” italiani abbiamo dimostrato che in certe gare possiamo girare sui tempi di quelli che oggi sono costantemente nella Top 10.
Cosa non funziona quando siamo in giro?

Leggo spesso commenti sui forum, leggo anche commenti su facebook (alcuni anche piuttosto superficiali e poco sportivi da parte di colleghi della DH… ma lasciamo stare), sento tante belle teorie e “verità”, soprattutto dalla bocca di chi non ha mai provato a confrontarsi a questi livelli e magari non considera che sono nella sua stessa condizione: lavoro, famiglia e poi bici.

Direi che la risposta è piuttosto semplice, almeno per quanto mi riguarda, ma mi è parsa ancora più evidente in questo mio tour americano.

Innanzitutto la nostra mentalità e la nostra esperienza sono diverse da quello che abbiamo incontrato in questa stagione di gare. Per esempio, il nostro allenamento è sempre stato più orientato alla performance su sprint e strappi brevi e intensi unito ad un buon fondo lungo per sopportare tante ore in sella, perché questo è quello che troviamo nel Superenduro. Forse per le gare di EWS sarebbe stato meglio lavorare su un allenamento più simile a quello del cross country, perché i tratti pedalati in speciale sono lunghi e non sprint di potenza.

In secondo luogo, gli atleti della World Series, parlo dei numeri davanti a me, sono tutti professionisti a tempo pieno. Questo implica non solo una certa libertà mentale, ma anche uno stile di vita dove tutto, allenamento, riposo, riding, è funzione della prestazione.

La quantità e la varietà di riding che questi atleti accumulano in un periodo di tempo è infinitamente superiore a quella che può vantare uno che ha un lavoro che gli scandisce le giornate: inutile dire che questo si traduce in un maggior feeling, maggiore capacità di adattamento a percorsi nuovi, maggiore concentrazione, maggiori energie da convogliare nel gesto sportivo.

Sarebbe quasi surreale vedere uno come me poter competere con i primi: ci sarebbe qualcosa di anomalo a dire il vero!

PS5 spazi aperti e pietra

PS5 spazi aperti e pietra

Finiamo con la gara e qui quello che ho appena detto emerge in tutta la sua “drammatica” evidenza: Top of the World sono circa 1500 mt di dislivello negativo.

Di questi immaginatevi 4 sezioni:

–       Parte alta sentiero alpino, molto roccioso

–       Bosco con numerose curve, spesso in appoggio, talvolta bucato (brake bumps)

–       Pista da sci, prima in piano/falsopiano saliscendi da pedalare, poi tutta dritta nazi da 60-70 orari, con pietre smosse molto pericoloso, tra l’altro

–       Parte finale, zona bike park, su tracce che già di per sé ti spaccano le braccia

 

MORALE: sono partito bene, mi sento ancora bene e guido pulito, sono soddisfatto. Tutta la parte alta tengo bene, ma poi inizio a sentire i primi sintomi. Le mani iniziano ad indurirsi, prima ancora di entrare nel primo bosco.

Top of the world parte alta

Training parte alta Top of the world

Qui cerco di dosare e evitare frenate e accelerazioni troppo brusche, cerco di pennellare le curve e portare via velocità. Le buche però aumentano ed ho anche fatto l’errore di tenere la forcella troppo rigida.

Quando raggiungo la parte pedalata non mi sento malissimo fisicamente, ma le mani.. quelle sono in avanzato stadio di irrigidimento. Provo a scrollarle dove possibile, ma non è facile. Il sentiero è stretto tra la vegetazione e ricco di pietre, prima fisse poi smosse. Trovare un punto dove in velocità si possa togliere una mano è praticamente impossibile.

In queste condizioni arrivo alla parte veloce. Stringo la sella tra le gambe per dare supporto alle braccia che stanno andando di male in peggio. Di tanto in tanto freno con due dita e alterno tratti in cui mollo i freni con altri in cui controllo la velocità. Non ho voglia di perdere il manubrio a 50 orari quindi mi ritrovo anche a sedermi .

Insomma, nell’insieme non un bello spettacolo! 

Finalmente (si fa per dire) arrivo nella zona di bike park dove ci sono delle sezioni piuttosto guidate e belle scassate. Non stenterete a credermi se vi dicessi che un paio di volte rischio di andare dritto e talvolta mi sembra di perdere il manubrio.

Parte bassa PS5

Parte bassa PS5

Ormai gli indici sono “addormentati”, così come anche parzialmente il piede dx, che è il mio piede avanti.

Capisco di essere al limite del crollo quando la mia reattività non mi permette passaggi e movimenti che sarebbero una passeggiata da fresco. Devo assolutamente usare la testa perché queste sono le condizioni ideali per farsi del male.

Sento il rumore sordo del microfono, e mi pare di sentire anche il pubblico. Non so se sto sognando o se è piuttosto un risveglio da una sorta di oblio nel quale ho affrontato questi lunghissimi 25 minuti in bici.

Di certo quando taglio il traguardo mi sento liberato e felice di aver concluso questa gara!

Si può essere soddisfatti ed appagati anche se il risultato non è un granché, purché si sappia di aver dato il massimo e di aver condotto una gara intelligente, anche se questo vuole semplicemente dire riconoscere i propri limiti ed evitare di fare danni per dimostrare al mondo che si è degli eroi.

PBI - Papa Bruno International

PBI – Papa Bruno International

La cosa più bella e inaspettata che ho vissuto qui a Whistler, però, è stato il tifo. Non un tifo qualunque, ma un tifo che mi ha davvero emozionato perché su tutte le speciali, più volte per speciale, ho potuto sentire “Go “Papa” Bruno”!!!

 PAPA BRUNO going international!

Ora è “party time”.

Pizza &...

Pizza &…

beers!!

beers!!

Ovviamente Kevin Menard (Transition Bikes) ha già organizzato tutto e ci ritroviamo in un bellissimo chalet, insieme ad un nutrito gruppo di amici americani, a mangiare pizza, tapas e bere (molta) birra.

Party Time !

Party Time !

Ci aspetta un ultimo sforzo, scrivere il report dei giorni precedenti… il chè mi tiene sveglio fino alle 2 di mattina.

Pizza

Pizza

Domani, domenica, io e Pietro concluderemo questo “tour de force” andando a fare qualche ripresa!

Video coming soon!

AB

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