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E così anche la prima “esperienza Fatbike” è andata. È stato solo un assaggio di una giornata e circa 3 ore e mezza di pedalata sotto la neve, ma tanto è bastato per farmi un’idea su queste bici. Ammetto che già da un po’ di tempo nutrivo una certa attrazione verso il “nuovo” mondo delle Fatbike…non tanto perché pensassi e mi aspettassi chissà quali prestazioni in bici in posti prima ad essa preclusi (rimango sempre dell’idea che il primo limite siamo noi rider, la nostra tecnica e le nostre gambe), ma proprio per pura curiosità. Così, complice il weekend di San Valentino, in cui storicamente cerco di andare in montagna a sciare e soprattutto grazie all’amico Giorgio RIGHI che si è procurato i mezzi, la prova è diventata possibile.
Arriviamo alle 23 di venerdì sera a Madonna di Campiglio, mangiamo e verso l’una e mezza siamo a letto…la sveglia è abbastanza traumatica, abbiamo dormito poco ma l’eccitazione e la voglia di scoperta vincono sulle poche ore di sonno…io sono carico a molla, Giorgio ha la carburazione mattutina lenta, ma verso le 10 siamo all’imbocco dei campetti di Campo Carlo Magno sotto una bellissima nevicata. L’idea è quella di farsi un giro un po’ a caso, di pura esplorazione…conosco bene il posto per quanto riguarda lo sci, ma per un giro in bici sulla neve (ma anche estivo) non ho molte idee ed esperienza su dove andare…
Premetto che questo non è un test di una Fatbike (Specialized Fatboy SE io – grazie Matteo FABBARI, come hai visto è ancora intera… – e Rocky Mountain Blizzard Giorgio), ma semmai il racconto della prima esperienza con questo tipo di bici (e, soprattutto, ruote/gomme), esulando quindi da commenti su componentistica e quant’altro.
Come è nel nostro stile non partiamo dalle cose semplici e ci buttiamo giù da un cumulo di neve…risultato: tutti e due ci cappottiamo per via della ruota davanti che sprofonda nella neve…e già qui capisco quello che mi diventerà comunque chiarissimo più tardi: salita o discesa che sia, con la neve inconsistente non c’è Fatbike o bassa pressione che tenga…
(Ri)partiamo ed ci dirigiamo verso Poza Vecia dove già d’estate con la mtb iniziano ad esserci belle pendenze…non so onestamente se con 15kg di bici e gomme pesanti come macigni ce la faremo…
Imbocchiamo uno stradello di servizio (quasi una pista da fondo direi) e poi saliamo ai margine delle piste (poco frequentate) da sci. E, con somma sorpresa, la bici sale che è un piacere. È chiaro che si sale con molta calma e soprattutto con il rampichino (era dal 2009 che non lo usavo…), ma si sale. L’unica accortezza è di stare dove ci sono i segni dei cingoli del gatto delle nevi, in altre parole sul compatto, perché se si fa tanto a mettere le ruote dove sono già passati gli sci, la gomma dietro sprofonda di quel poco che la fa slittare, costringendo a fermarsi…
Capito dove mettere le ruote, con Giorgio proviamo subito a cercare il limite alla trazione di queste belve. Per dovere di cronaca la pressione che ho usato io (80kg ignudo) era di 0,65 bar all’anteriore e 0,7 bar al posteriore con gomme da 4,6” (almeno al tatto, su gomme così voluminose, 0,05 bar fanno tantissima differenza). La pendenza inizia a farsi impegnativa, ma la Fatbike non si scompone e anzi regala una trazione incredibile, sempre a patto di stare dove la pista è più compatta. Con le mie gambe il limite l’ho raggiunto al 23% di pendenza (dato da GPS) andando dritto per dritto. Oltre non sono riuscito, ma non è detto sia dipeso dalla Fatbike, sicuramente qualcuno con un rapporto peso/potenza più favorevole del mio (ci vuole poco…) spingerebbe oltre questo limite.
Continuiamo il giro improvvisato dirigendoci verso Malga Mondifrà, con sotto di noi la pista da fondo. Oltre la Malga individuo una strada di servizio che sbuca poi sulla strada che da Dimaro riporta a Campo Carlo Magno. Il bosco sembra incantato, ci siamo solo io, Giorgio, le nostre Fat e la neve che scende…il silenzio che regna sovrano è interrotto solo dai nostri schiamazzi di gioia mentre pedaliamo. La strada è sempre bella compatta, per cui, sia in salita che in discesa, sia va via che è un piacere. E proprio in discesa ci divertiamo come bambini, con la ruota anteriore sempre bella incollata al terreno. Abbozziamo anche qualche ollata qua e là (con quelle gommone l’effetto rebound è bello consistente!).

Fatbike first contact MdC 14.02.15 from WeekendWheels on Vimeo.

Ripetiamo il giro tre volte, e poi ci dirigiamo verso la Malga Zeledria, sotto la Pradalago. Anche qui facciamo un po’ gli scemi in discesa su una pista di servizio…

Fatbike first contact 2 MdC 14.02.15 from WeekendWheels on Vimeo.

Alla fine, dopo quasi 3 ore e mezza di giro abbiamo fatto 33km e 1.233m di dsl. E mi sono divertito come un bambino nonstante la nevicata! Cosa penso della Fatbike dopo questo primo assaggio? Sento molti giudizi in giro di inutilità, di bici fatta per un mercato stagnante solo ai fini di incrementare le vendite, ma io non la vedo così. La tematica merita sicuramente maggiori approfondimenti, ma per un clima invernale come quello del nord Italia la vedo una bella soluzione per i periodi più freddi dell’anno per poter continuare ad andare in bici senza dover aspettare la bella stagione ed i terreni perfettamente asciutti e polverosi. Chiaro, la si può usare anche senza dover andare sulla neve o su terreni poco consistenti, ma giocoforza in questo caso le gomme non proprio leggere non consentono andature troppo allegre per chi è abituato a menare sui pedali (anche se, a onor del vero, nei 2 km di asfalto che ci toccavano alla fine di ogni giro per ritormare al punto di partenza, non ho notato particolari difficoltà a pedalare per via del peso delle gomme; sicuramente la musica cambierà su sterrato e su pendenze più accentuate…da approndire direi). Idem in discesa: si può scendere ovunque anche senza la neve, ma senza assillo di fare il tempo.
Aspetto comunque un test più lungo e approfondito per testare il limite di queste “ciccione” anche fuori dal contesto “neve”. E comunque, come sempre vi diciamo, #rideyourwheels, questo è ciò che conta!!

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