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La primavera bussa alle porte, canta qualcuno. E a Milano ha bussato davvero forte nel weekend del 11 e 12 marzo regalando alla Montagnetta di San Siro, o Monte Stella, due giorni caldi, in tutti i sensi.

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Il leit motiv del fine settimana è stata la seconda tappa degli Internazionali d’Italia Series di cross country che ha portato a due passi dal Duomo più di 200 ciclisti di svariate nazionalità a prendere parte alla gara.

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A fianco a questo, c’è stato uno strascico polemico al limite dell’idiozia che, domenica mattina, ha fatto rinvenire diversi chiodi e puntine lungo il tracciato. Avrei sorvolato alla grande su questo tema se non fosse che una puntina in particolare ha più o meno compromesso la gara di uno degli italiani in gara e un commento degli organizzatori a fine gara (e nei comunicati) ‘minacciava’ che forse Milano non merita questo tipo di manifestazioni. Ci torno dopo, ma veniamo alla gara.

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Per quello che riguarda il percorso, la Montagnetta di San Siro, con i suoi ben 46 metri di dislivello, è la cosa più alta che ci sia a Milano tolti grattacieli e Madonnina. Non è un dislivello naturale ma il risultato dell’accumulo delle macerie dei bombardamenti su Milano della Seconda Guerra Mondiale, più altri lavori di urbanizzazione. Diciamo che è un riciclo di altre robe che, da una parte si affaccia su Milano e dall’altra sulla periferia ovest, sullo stadio Meazza e, quando c’è il cielo limpido e visibilità ottima, permette di vedere una buona parte del Nord Italia.

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La Montagnetta è anche il luogo dove buona parte della Milano sportiva va e viene per andare in bici, correre o semplicemente farsi una passeggiata in ‘montagna’ senza dover prendere la macchina o altri mezzi per farsi, come minimo, 30-40KM nel piattume della Pianura Padana.

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Il percorso, decisamente labirintico, è un continuo su e giù e avanti e indietro per un totale di più di 4KM. Si sale fino in cima, si scende, si risale a metà, poi si riscende, si gira un po’ a sinistra, poi un p’ a destra. Pochi ostacoli artificiali: un rock garden lungo circa 5 metri, una serie si doppi in cima e alla base e qualche tronco di legno rimasto dall’edizione 2016. Il resto è tutto su sentieri o tracce comunemente usate dai milanesi, sportivi o meno che siano, e condito da discreti strappi da ‘chiappe in punta’ e pedalare.

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La gara delle donne ha visto un parterre interessante dal punto di vista delle forze in campo con il duo. Tanto per dire i numeri 1 e 2 ce li avevano il duo Jolanda Neff, Maja Wloszczowska (che scriverò solo Maja W. perchè il cognome è troppo complesso per me) e Alessandra Keller. Tutte fanciulle che, tra Elite e Under, stanno nella top 10 di coppa del mondo.

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1, 2, 3 pronti via e la Neff fa l’hole shot alla prima curva.

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Dopo i primi sue giù è la Keller che tira il gruppo seguita da Maja W. e dalle altre ragazze, con la Neff che cerca di tenere il passo.

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Le prime due si sorpassano a vicenda un paio di volte a metà gara (6 giri).

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Ma al penultimo giro è Maja W. che prende il largo, spinge dove e come può.

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Quindi prima al traguardo Maja. W.

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La Keller chiude seconda.

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Terza la Neff.

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Prima delle italiane Chiara Teocchi, vincitrice a Milano un anno fa, che chiude undicesima.

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Non è ancora il momento di passare alla gara degli uomini: non è una gara di mtb se non trovi qualcuno in infradito…

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Nella gara maschile l’attesa è tutta su Marco Aurelio Fontana che in Montagnetta, un anno fa, è stato bruciato sullo sprint da un certo Nino Schurter. Quindi voglia di rivincita.

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Ma a contendergli la gloria ci sono anche Manuel Fumic, Maxime Marotte e Florian Vogel. Il tedesco parte forte e tira il gruppo.

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I quattro sopracitati sono il trenino di testa.

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Tra il terzo e il quarto giro, però, Fontana non si vede più.

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Come anticipato una delle puntine che qualche buontempone ha seminato per primavera (magari crescessero mazze chiodate da lanciargli poi dietro!) ha visto giusto di infilarsi nell’anteriore di Fontana. Il ragazzo delle volte c’ha una sfi…

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Il gruppo degli uomini, tra Elite e categorie giovani conta più o meno 140 partenti che sollevano un bel polverone e si vedono anche scene di ciclocrossiana memoria.

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E la cime della Montagnetta è bella piena di milanesi e non al sole…

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Ma davanti si continua a martellare e, dopo tre quarti di gara, Vogel è una maglia rossa che spinge a tutta, Marotte cerca di tenergli dietro ma perde colpi, Fumic dopo qualche giro a tirare tutti ‘rallenta’, probabilmente per tirare il fiato.

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Da qui in poi è solo un misurarsi degli atleti contro se stessi per vedere a che punto è la preparazione per la stagione e vedere quanto si regge nel ritmo gara.

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Tra gli italiani c’è un ottimo Tiberi che, dopo essersi portato in giro per tutto il tempo il polacco Wawak, chiude in quarta posizione finale.

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Poi c’è Nadir Colledani, uno di quelli della meglio gioventù italiana dell’XC che, su una delle ultime rampe e dopo aver tallonato Fontana nel suo tentativo di recupero, prova la zampata. Zampata che viene comunque arginata dallo stesso Fontana che, volente o nolente, sullo strappo si alza in piedi e riparte verso il nono posto finale.

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La gara è quindi nelle mani dello svizzero Vogel, davanti al duo Marotte/Fumic.

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Per tornare alla polemica del giorno, il fatto che i ‘Milano forse non si merita una gara come questa’ equivale, per me, a dire ‘ok hanno vinto quelli delle puntine’. Mi è stato insegnato, con le buone o con le cattive, che nessuno si merita niente, ma che se lo deve guadagnare. E nel farlo, spesso, si sbaglia.

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Da milanese di nascita e vita direi che Milano è sicuramente una città atipica per la mountain bike, ma so per certo che una buona dose di milanesi anela uno spazio all’aria aperta e vicino che solo la Montagnetta può dare. Per cui occorre insistere con eventi e manifestazione di questo tipo, Milano li vuole, magari non li chiede (maledetti fighetti!), ma li vuole.

Le classifiche delle donne:

Le classifiche degli uomini:

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