Gravitalia 2014 Round 1: Simone Medici fa sua Caldirola
In uno dei luoghi storici della downhill italiana ha inizio il circuito Nazionale Gravitalia 2014.
Caldirola è sullo spartiacque ligure piemontese ed è una delle mete preferite dei weekend warriors padani e liguri che vogliono spararsi discese su discese grazie alla mitica seggiovia monoposto.
Un luogo che ne ha viste veramente tante di gare di discesa, nazionali e non. Un luogo che personalmente frequento da quasi 10 anni e da cui non ero mai riuscito a vedere il mare.
Si, perchè il meteo di domenica è stato fantastico, regalando una visione a 360, dalle Alpi ancora innevate fino al mare ligure. E pensare che il weekend di gara era iniziato con pioggia e fango.
Pioggia e fango che comunque non hanno fermato i circa 300 rider accaniti e desiderosi di rimettersi al cancelletto di partenza di una gara di downhill nazionale.
Mancavano un paio di grandi nomi. Lorenzo Suding, alle prese con il recupero dopo la battaglia di Cairns in coppa del mondo, e Marco Milivinti, che come sappiamo avrà una tendenza enduristica per tutto l’anno.
Non sono mancate invece le sorprese e la tensione di una gara di livello e serrata.
Il percorso di gara non è lunghissimo e prevede poco più di 3 minuti di discesa quando le condizioni del terreno sono ottimali, asciutte.
Nelle prove del sabato, invece, il terreno era decisamente fangoso, in alcuni punti non proprio foriero di stabilità per i rider. Tant’è che all’arrivo le bici guadagnavano qualche etto di fango di peso.
Le qualifiche, tra gli agonisti uomini, hanno regalato la prima sorpresa. Johannes Von Klebelsberg (ASC Tiroler Radler Bozen) mette dietro tutti quanti alla sua Ancillotti. A soli 0,63 secondi Francesco Colombo (Airoh Axo Santacruz), seguito da Mario Milani (Ancillotti Doganaccia) e, in quarta posizione, il vincitore del circuito Gravitalia 2013 Alan Beggin (GT 360Degrees).
Tra le donne è Alia Marcellini (Lee Cougan Dirty Factory) a dettare il passo e, tra gli amatori uomini, Fabrizio Dragoni (Alessi Racing).
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Sono state qualifiche guidate nel fango, ma il meteo già prometteva bene per la finale della domenica. E infatti, pronti via, sole.
La mattina i top rider sono stati in perlustrazione sul percorso per decidere le gomme da utilizzare durante la gara. Il clima, un po’ di vento e il passaggio di 200 e passa rider, tra prove del mattino e manche di gara, il tentativo di montare un gomme da asciutto sia davanti che dietro, fanno alla fine propendere i più per asciutto al posteriore e fango all’anteriore.
Alcune curve non sono del tutto asciutte e in molti tratti nel bosco il fango è ancora spesso.
In un crescendo di sole, caldo e saturi di colori primaverili, inizia la finale.
Tra gli amatori, come in ogni gara di circuito nazionale, si trovano gli habituè del circuito. Primo fra tutti Oscar Colombo (Scout Nukeproof) all’ennesima stagione, all’ennesima gara a Caldirola e, a 42 anni, ancora in grado di chiudere tra i primi 10.
La gara vede un testa a testa sul filo dei centesimi tra Lorenzo Frigerio (Scout Nukeproof) e Luca Fusani (Darra Racing) ma è il vincitore della qualifica, Fabrizio Dragoni, a staccare il biglietto per il gradino più alto del podio, con 3 secondi e passa su Frigerio.
Alia Marcellini ripete il risultato della qualifica e si porta a casa la prima tappa Gravitalia 2014.
Tra gli uomini è suspence vera. La gara viene posticipata di 29 minuti per permettere i soccorsi ad uno dei giovanissimi, Luca, che purtroppo chiude la sua prima gara di downhill in ospedale. In bocca al lupo Luca, un abbraccio!
Arrivati al momento clou, agli ultimi 15 agonisti in gara, Pietro Caire (Yeti Argentina Bike) perde il controllo della bici nel piano pedalato prima della picchiata finale e batte forte la spalla sinistra.
La sua caduta blocca i rider che partivano dopo di lui. Il primo è Gianluca Vernassa (Devinci GLobal Racing). I due sono cresciuti insieme e hanno inscenato un simpatico siparietto a favore del pubblico e dei soccorritori.
Aiutato Pietro a raggiungere la zona d’arrivo a piedi, Vernassa insieme ad altri 4 rider nel frattempo fermati dai marshall, risalgono per la ripartenza.
Intanto sulla hot seat è Mattia Roncaglia (GT 360Degrees) ad attendere che gli ultimi 15 dicano la loro, o meno, per il risultato finale. L’ulteriore ritardo e, per alcuni, il fatto di aver spezzato il ritmo gara durante la run finale, può aver compromesso la prestazione di alcuni rider.
Non quella di Simone Medici (Pedroni Gravity Games), ottavo in qualifica al sabato, che scende a tutta e piazza 1,22 secondi su Roncaglia. Ma mancano ancora 7 rider…
Gli ultimi minuti sono veramente densi. Scende Federico Verri (Made Of Point Break) è un’altra sorpresa delle qualifiche, ma chiude lontano.
Carlo Caire (Yeti Argentina Bike) sembra poter dire la sua, ma chiude un soffio dietro a Roncaglia. E’ quindi il turno di Loris Revelli, l’ennesimo frutto di quel vivaio della downhill italiana che è Argentina Bike. Il tempo è effettivamente buono, ma più ‘lento’ di 0,78 secondi, un niente.
Dopo Revelli è il turno Alan Beggin, Mario Milani (Ancillotti Doganaccia), Francesco Colombo e Johannes Von Klebelsberg. Di questi solo l’ancillottiano riesce a tenere botta, chiudendo in quinta posizione finale.
E’ forse uno dei podio più giovani degli ultimi anni di downhill italiana, con una età media di 20 anni dove i più vecchi, Milani e Roncaglia hanno 21 anni scarsi. E’ un podio che promette bene, con i due là davanti che ormai da due anni danno segnali di crescita costante.
Questa volta è toccato a Simone Medici, un rider trovato e cresciuto da Michele Pedroni, deus ex machina dell’omonimo marchio di telai 100% Made in Italy che proprio con Simone ha colto il primo successo in classifica generale in una gara nazionale di downhill. Gli occhi lucidi di Michele dopo il successo del suo rider la dicono lunga sulla passione di questo ragazzone emiliano per lo sport…
Con la vittoria di Simone Medici, poi, Michele Pedroni bissa il successo ottenuto da Fabrizio Dragoni negli amatori, anche lui su una Pedroni Lion. Si chiude così la prima tappa di Gravitalia 2014, con una giornata tutta italiana che a me, personalmente, è piaciuta molto.
Dopo tutti i pipponi di questi tempi sulla downhill, in Italia c’è un evidente cambio generazionale in atto e ci sono persone che, con tutte le difficoltà, tra crisi e non crisi, in questo sport ci credono. Fosse anche solo per queste due cose, ne vale la pena.
Le classifiche:




























