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Vi avevamo anticipato qui che ci sarebbe stato un test di lunga durata del reggisella telescopico Lev di KS, eccolo finalmente.

Il Lev è stato montato per la prima volta in occasione della Superenduro Pro di Sestri il 13 aprile 2013. Ora la stagione è finita ed il nostro telescopico ne ha passate davvero tante, venendo testato soprattutto in gara, a nostro avviso il miglior giudice del buon funzionamento di un prodotto.

12 gare, di cui almeno 5 in condizioni di pioggia/fango, oltre che al normale utilizzo per uscite di allenamento/piacere, hanno visto il Lev uscire a testa alta.

Analisi statica

Out of the box il prodotto si presenta davvero ben fatto con la chicca di avere il comando remoto al manubrio in carbonio, per di più compatibile con manopole lock-on.
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Non è certo quest’ultimo partcicolare ad incidere sul peso (598gr con cavo tagliato per la nostra bici – taglia XL) che è comunque buono, dato che il nostro modello è quello da 150mm (lunghezza totale 435mm, diametro 30,9mm), ovvero con l’escursione maggiore ad oggi disponibile in gamma.
KS Lev 30,9mm 150mm 435mmPeculiarità del Lev è quella di avere il cavo di azionamento che si innesta direttamente alla base dello stelo, pertanto, lo stesso non è fissatto alla base della testa di inserimento della sella; caratteristica alquanto positiva, visto che in questo modo il cavo non si alza ed abbassa insieme allo stelo.
Ne guadagna l’estetica della bici, ma soprattutto la funzionalità e l’affidabilità, essendo oltretutto il cavo protetto da un coperchietto in alluminio con la scritta KS impressa, il tutto al riparo da cadute e intemperie (cosa che non accadeva nei vecchi modelli, in cui la posizione del cavo alla base del morsetto sella rendeva il tutto molto esposto alla sporco, con conseguenti problemi di azionamento e frequente manutenzione).

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La peculiarità dell’innesto alla base dello stelo permette, inoltre, di posizionare la sede di entrata del cavo in più posizioni, per adattarsi ai diveri telai/disegni di sospensione ed alle diverse esigenze.

Vero è che ora il Lev è proposto anche in versione “Integra”, cioè con cavo di innesto direttamente sul fondo del telescopico, cosa che però ne rende l’installazione compatibile solo con i telai predisposti.

Quindi, per i telai già in commercio che non hanno il foro nel telaio per poter usare il Lev Integra, l’innesto del cavo alla base dello stelo risulta essere alquanto comoda.

 

Funzionamento

Impeccabile. Questo il primo termine che ci viene in mente. In tutta la stagione non abbiamo avuto nemmeno un problema. Azionamento sempre fluido, sia del comando che dello stello stelo, con manutenzione volutamente quasi inesistente (consigliamo, ovviamente, di non fare come noi, ma di seguire le istruzioni del produttore al riguardo). Questo per poterne davvero saggiare la bontà di progettazione ed il  funzionamento a lungo termine. E, lo ripetiamo, il Lev è stato usato seriamente in condizioni estreme che, al contrario, non hanno risparmiato i cuscinetti del movimento centrale o quelli dei mozzi. Pioggia, fango, il granito che si trova nelle discese di Cervinia o sui sentieri dell’Isola d’Elba (granito finissimo, quasi sabbia, davvero deleterio per i componenti), idropulitrici ad alta pressione (sconsigliato un’inesperto utilizzo su di una mtb, ma giusto per dare l’idea che non è stato risparmiato in nessun modo)…

Addirittura è sopravvissuto ad un terribile impatto avuto nelle qualifiche della Megavalance: da tutto esteso ha picchiato con violenza sulla gobba di un doppio con queste conseguenze:

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Beh, il Lev, a parte il carrello, non ha fatto una piega (nel senso letterale del termine) continuando a funzionare alla perfezione.

Segnaliamo che la velocità di ritorno del Lev può essere regolata rimuovendo il tappo della valvola dell’aria dalla parte superiore dello stelo (sotto il carrello/guida della sella) ed attaccandoci una pompetta per ammortizzatori: pressione di utlizzo da 150 a 250 psi. Tuttavia, noi abbiamo trovato la velocità di ritorno settata in fabbrica perfetta.

Conclusione

Direi che da quanto scritto finora si capisce che a noi il Lev è piaciuto, e parecchio. Si potrebbe dire che il telescopico made by KS ha raggiunto la sua maturità costruttiva. Nel campo dei telescopici inizia ad esserci una discreta offerta (leggasi concorrenza), ma il merito di KS è stato quello di partire con un prodotto e di affinarlo nel tempo, senza stravolgerlo ma migliorandolo passo dopo passo imparando dagli (invitabili) errori di gioventù, cosa che altri concorrenti non sono riusciti a fare.

Curiosità: giusto per dare un’idea della qualità costruttiva e della cura che KS dedica all’assemblaggio dei suoi telescopici, Enrico GUALA di 4Guimp (importatore italiano di KS) ci ha riferito che nella sua visita alla fabbrica di KS a Taiwan ha visto una sala, dotata di sistema per tenere la temperatura controllata, dedicata agli o-ring ed alle parti in gomma, al fine di evitare qualsiasi tipo di problema a questi importanti elementi.

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Un’altra stanza asettica e priva di impurità – accessibile solo con appositi calzari – è, invece, dedicata alle cartucce, al fine di preservarle da qualsiasi tipo di contaminazione.

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Quando si dice la cura per i dettagli…

Un’ultima curiosità: nella foto qui sotto Martin HSU, “capo” di KS, con in mano un rudimentale telescopico…oltre 12 anni fa ha preso un pistone dalle sedie del suo ufficio e ci ha attaccatto un morsetto per sella, creando, di fatto, il primo telescopico…in realtà l’idea era venuta in mente a Martin per far provare la sua bici agli amici senza dover di volta in volta aprire e chiudere il collarino sella, nel suo intento di diffondere il ciclismo a Taiwan. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, tant’è che oggi il telescopico è quasi inprescindibile per certi utilizzi e sicuramente ha rappresentato una delle più grandi innovazione in ambito mtb.

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Per informazioni

Sito importatore italiano (4Guimp)

Sito KS

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