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Finalmente, dopo che la sfortuna ci ha messo lo zampino lo scorso anno, sono riuscito a finire la Megavalanche! L’avevo già portata a termine nel 2011 e nel 2012, ma allora non ero nella finale che “conta”: quest’anno, invece, sì e la soddisfazione di concluderla è stata tanta.

Ma per poter raccontare l’epica finale, occorre fare un passo indietro: come già vi avevo raccontato, la settimana della Mega, dal punto di vista climatico, è stato quanto di più inclemente io abbia mai visto in vita mia…pioggia, neve, nebbia e freddo praticamente tutti i giorni. Nella più nefasta sfiga metereologica, siamo però stati graziati il giorno della qualifica e, magicamente, anche quello della gara. Le condizioni del terreno tuttavia, hanno tenuto banco fino alla fine, perchè anche il sabato è piovuto praticamente tutto il giorno, costringendo gli organizzatori a rivedere il percorso per le finali “Mega Challenger”, “Mega Lady” e “Mega Affinity 1″.

Questo il meteo al risveglio sabato mattina…

Mega 2014_saturday12Queste tre gare – al posto del solito percorso di gara che dal Pic Blanc (quota 3.330 m slm) porta ad Allemont (quota 750m slm) – a causa del meteo hanno utilizzato il percorso della qualifica (partenza da Dôme des Rousses a quota 2.800m slm) con arrivo però all’impianto di Oz (quota 1.350m slm). Insomma, una Mega a metà…Noi, invece, per conoscere su quale tracciato la gara avrebbe avuto luogo, abbiamo dovuto aspettare sabato fino alle 19…in cuor mio, visto anche la pioggia caduta durante il giorno e la consapevolezza delle condizioni del terreno dallo scollinamento fino all’arrivo ad Allemont, speravo di fare il percorso rivisto, anche perchè non avevo provato il ghiacciaio e farlo a vista non è proprio la cosa più semplice e sicura a questo mondo…

Ma i francesi sono gente tosta e dato che il meteo per domenica non metteva pioggia, hanno optato per farci fare tutto il percorso di gara per intero, mentre anche per le altre gare previste la domenica (“Mega Amateurs” e “Mega Affinity 2″), percorso rivisto…

Mega 2014 Race ProgramAmmetto che alla lettura della notizia mi è quasi venuta voglia di non fare la gara…sapevo già benissimo a cosa andavo incontro da metà gara in poi, avendolo provato il venerdì dopo la qualifica…

Mega 2014 single track Allemont
Mega 2014 single track Allemont2Alla fine però ha prevalso la voglia di portarla a termine e così dopo una lauta cena con Giorgio RIGHI e signora, me ne vado a letto presto. Il risveglio non è traumatico come lo è sempre stato la mattina della gara della Mega: vuoi perchè la partenza dall’impianto per quelli della mia fila è alle 8 (e non alle 6emezza come gli anni passati) vuoi perchè fuori non piove: un timido sole tenta di farsi largo tra le nuvole.

Mega 2014_sunday13Passo dal furgone di Giorgio per farci un in bocca al lupo reciproco: purtroppo lui non è della partita causa foratura e conseguente rottura di ruota in qualifica ma, su mio suggerimento, tenterà di fare ugualmente la gara infilandosi dopo la partenza dell’ultima fila.

Alla funivia per il Pic Blanc c’è la solita coda, tant’è che quando arrivo sul ghiacciaio stanno già chiamando quelli della mia fila. Memore dello scorso anno, evito di piazzarmi a sinistra: troppa la contropendenza che mi troverei di lì a poco…per cui, mi piazzo quasi tutto a destra.

Mega 2014 Pic BlancHo ben in mente quello che devo fare una volta partito: stare tranquillo, infilarmi nelle canale di neve con i piedi fuori ed evitare cadute, sia mie che quelle degli altri rider che immancabilmente mi troverò davanti.

Per fortuna non fa troppo freddo, ma la partenza slitta leggermente a causa delle nuvole basse e della scarsa visibilità. In lontanza sento il rumore della pale dell’elicottero…il momento sta per arrivare. Infatti di lì a poco parte la musica “Alarma….El ritmo fatal…La bomba…“.

Partiti! Nel mucchio selvaggio parto a piedi e mi dirigo subito tutto a destra della pista: sono sicuro che troverò la neve più compatta e la strada con meno contropendenza. Ed effettivamente è così, anche se mollare i freni mi riesce comunque difficile…riesco comunque a gestirmi bene, evito qualche rider e tengo botta con la mia tattica “conservativa”. In alcuni punti bisogna scendere a piedi e correre, anche se la quota si fa sentire e taglia completamente il fiato…incredibilemente esco indenne e senza cadute dal ghiacciaio, ora è il momento della mezza costa. Mi ricordo qualcosa dagli anni passati e so che verso il fondo ci sono un paio di passaggi tecnici. Vado tranquillo senza strafare – anche perchè il fondo è viscido ed insidioso – lasciando passare quelli che ne hanno di più. Ad un certo punto incrocio anche Alex LUPATO, purtroppo a piedi a causa della rottura di un freno in partenza.

Arrivati ai passaggi tecnici scendo senza vergogna dalla bici e li faccio a piedi: un conto è farli conoscendoli, un altro è arrivarci sopra piano senza sapere esattamente dove mettere le ruote…

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Esco incolume anche dalla mezza costa ed ora arriva il saliscendi sui prati: il fondo è molto pesante e a tratti fangoso, spingo sui pedali ma mi sembra davvero di non andare avanti…so che dovrei pedalare il più possibile, ma cerco comunque di contenermi perchè tra poco ci sarà la temutissima salita che dall’Alpe d’Huez porta allo scollinamento per Oz/Allemont.

Subisco e faccio qualche sorpasso e arrivati alla salita chiudo a mano l’ammo e inizio a pestare sui pedali…supero alcuni rider e arrivo allo scollinamento veramente sfinito…inizia la discesa che mi porterà verso l’inferno.

Più che una discesa per bici il singletrack sembra una pista da cross…canale profonde ovunque…mano mano che ci avviciniamo al bosco la pendenza si affievolisce e tristemente ci ritroviamo tutti incolonnati…mi rendo conto di quanto sia stato vano il mio sforzo in salita ora che ci siamo tutti ricompattati…lo sconforto mi assale anche perchè le ruote si bloccano letteralmente dal fango argilloso; ogni tanto bisogna fermarsi e toglierlo a mano. Anche spingere la bici è una via crucis…Giunti a questo punto, purtroppo, la mia GoPro decide di abbandonarmi (presto online il video fino a questo punto)…quello che succederà dopo, sarà una personalissima guerra tra me e la natura…

4GEJ0376Saturo di spingere la bici a mano con le ruote bloccate strappo via dalla disperazione il parafango antoriore (faceva da intoppo…) e, una volta giunto nel bosco, decido di abbandonare la traccia principale e di avventurarmi in tagli improbabili…le fettuccie non ci sono, per cui non sto contravvenendo alle regole ed in più vedo chiaramente le traccie di quelli che si sono avventurati prima di me…

Mi lancio quindi in mezzo ai boschi insieme ad altri riders, cercando di indovinare dove il “percorso” si aggancia alla strada bianca…non so come, ma riesco a sbucare esattamente su quest’ultima ed inizio a pedalare come se non ci fosse un domani. Da qui in poi, per fortuna, il percorso è molto meno argilloso e, tolto qualche stretto, ripido e scivoloso tortante, si riesce a scendere abbastanza agevolmente. Ingaggio qualche duello con altri rider, qualcuno lo perdo ma l’ultimo lo vinco. Siamo sull’ultimo pezzo in salita di asfalto che immette poi nell’ultimo tratto in discesa nel bosco. Lo vedo, è li davanti a me…spremo le mie ultime energie residue e sprinto, arrivando per primo all’imbocco del sentiero. Cerco di scendere questo breve tratto in discesa nel miglior modo possibile e arrivo, finalmente, al tratto finale di piano che porta all’arrivo. Mi giro, ed il rider che ho superato è ad una decina di metri, per cui do veramente tutto quello che mi è rimasto per tenermelo dietro, riuscendoci…taglio il tragurado e collasso a terra per alcuni minuti, sfinito.

Chiudo in 1h, 34′ e 02″ al 141° posto! Considerando che partivo in quart’ultima fila, che eravamo circa 330 sul ghiacciaio e che siamo arrivati poi in 277, mi ritengo soddisfatto della prestazione: tuttavia la vera soddisfazione è stata portarla a termine e sopravvivere in quelle condizioni estreme del percorso senza causare danni a me e alla bici …alla fine, dato l’inconveniente occorso a LUPATO, sono anche primo degli italiani (soddisfazione anche questa, anche se ciò non fa altro che denotare la nostra scarsa presenza a questo evento nonchè il nostro scarso livello internazionale…).

Che dire in chiusura? Il meteo è stato inclemente, rovinandomi in parte l’unica vacanza dedicata alla bicletta che mi sia mai preso prima d’ora…lo sconforto durante la settimana è stato tanto (per fortuna avevo ottima compagnia: grazie Giorgio e Paola!), girare sotto la pioggia e la neve ha minato il mio morale ed il mio fisico ma, alla fine, tutto questo, non ha fatto altro che contribuire a rendere indimenticabile ed epica la 20° edizione della gara più bella ed affascinante del pianeta! See you next year Megavalanche!

 

 

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