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Come ogni anno cerco di impormi una sfida ciclistica personale da affrontare che esuli dal mio ordinario contesto di gare (enduro/downhill marathon): lo scorso anno il Sella Ronda Hero mi era saltato perché ero malato, così avevo dirottato sul CAIDOM (cronoscalata il sabato e downhill marathon la domenica, tutto con la stessa bici!). Volevo però a tutti i costi riprovarci.

Quest’anno le premesse per questa sfida non erano certo buone, visto il mio stato di forma pessimo – il peggiore da quando corro – di metà maggio, culminato con il ritiro in ps1 alla prima dell’EWS a Punta Ala. Non ho mollato e così ho cercato di riprendermi allenandomi – senza fare gare – in modo diverso per un mese, supportato da  nuovo allenatore (grazie Simone!).

Sono arrivato a Selva di Val Gardena venerdì 21 verso sera, conscio del fatto di aver fatto il possibile per recuperare forma e soprattutto conscio del fatto che non avrei certo affrontato il tipo di gara che faccio abitualmente o adatto alle mie caratteristiche: comunque 62km e 3.300 m di dsl fanno male a chiunque e io nemmeno in due giorni ho mai fatto un simile dislivello. Ritirato il pettorale, ceno con signora concedendomi doppia razione di pasta e vado a letto presto.

La sveglia è verso le 6.15 e il tempo fuori sembra essere ottimo.

La bici è pronta: come strategia ho scelto di non portarmi lo zaino confidando nella tenuta del bel tempo (scelta azzeccata), attaccando il kit di riparazione gomme al telaio (per fortuna non ne ho avuto bisogno)…per il resto mi porto dietro un multitool (scelta azzeccata), così come barrette e gel (scelta azzeccata) …lato bere mi porto dietro solo una borraccia da 750ml con sali, confidando per il resto nei ristori (scelta non del tutto azzeccata).

Ci siamo è l’ora: mi inserisco nella mia griglia nelle ultime posizioni…c’è una marea di gente!…si parte!!

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La tattica di gara è di non forzare subito, ma purtroppo una noia meccanica me la fa saltare in parte: la catena non sta sul 36 dietro (tirata di orecchie al meccanico…), per cui sono costretto a salire con il 22-32, rapporto sì corto, ma alla lunga comunque non sufficientemente agile da salvarmi la gamba sui numerosi tratti ripidi…

Salgo con calma il Dantecepies, mi sento molto bene…forse salgo anche un filo troppo velocemente a causa, appunto, del 32 dietro che dove è ripido non mi permette di salire agile, costringendomi ad andare di forza.

Finita la prima salita è finalmente ora della discesa: mi sento a mio agio, faccio qualche sorpasso anche se i trenini sulla traccia mi rallentano…così decido di stare fuori percorso in alcuni punti, rischiando, perché ogni tanto mi trovo davanti qualche voragine nel terreno…come avevo preventivato perdo la borraccia in discesa…forzo allora un po’ l’andatura per non rimanere troppo tempo senza liquidi, nella speranza che il primo ristoro a Corvara sia vicino…

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In discesa incontro un mio amico di Parma (ciao Ce!) che era partito nella griglia prima, arriviamo al ristoro, ci rifocilliamo e si riparte su asfalto verso il Pralongià.

Provo (a fatica) a stare con lui finché la salita non diventa ripida ma poi mi devo arrendere a spingere la bici a piedi, mentre lui va su come una moto (lo rivedrò a gara finita)!

Inizio comunque ad accusare un pochino nelle gambe…si scende ora su carraia larga, le gambe si fanno ancora più stanche…andiamo bene, non siamo nemmeno a metà…

Nel pezzo prima di Arabba, nel taglio in mezzo ai prati, mi fanno visita vecchi amici, facendomi piombare in un incubo: crampi forti ai femorali…cerco di pedalare senza forzare ma non c’è nulla da fare…siamo a 32km, praticamente a metà e già ho i crampi…sono in crisi, anche e soprattutto psicologica, senza acqua (ho perso ancora la borraccia! La prossima volta mi porto il camelback!)…penso al ritiro, ma prima provo a camminare un po’…la cosa funziona e piano piano mi passano.

Mi devo anche fermare per stringere le pedivelle che si erano allentate (provvidenziale il multitool) e per fortuna dopo il ristoro (dove mi bevo tre bicchieri di Coca e mangio una barretta, oltre a prendere una borraccia…) c’è la salita asfaltata del Pordoi che mi permette di pedalare agile e senza deleteri scossoni alle gambe.

Il sollievo dura poco, perché lo sterrato che si prende dall’asfalto del Pordoi mi taglia di nuovo le gambe…cammino dove è ripido e cerco di recuperare un po’ nei tratti in discesa, trovandomi spesso però davanti degli ingorghi umani (vero che il sentiero non è largo, ma credo non ci voglia comunque molto a scendere bici in spalla da una parte lasciando almeno una parte del sentiero libera per chi vuole farselo in sella).

Purtroppo, proprio in discesa, mi partono altri crampi, stavolta all’interno coscia, ma meno “cattivi” di quelli ai femorali. Anche qui provvidenziale si rileva essere nuovamente il pezzo di asfalto del Pordoi: c’è poca pendenza e riesco a riprendermi.

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Ora viene il bello: fantastica la discesa nel bosco dopo il Pordoi…mi scateno, finalmente c’è anche un po’ di ripido e ci sono varianti per non trovarsi in coda ai soliti grovigli umani e di metallo…mi diverto come un bambino anche se, ahimè, dura poco…c’è ora il passo Sella da fare e la salita nel bosco è davvero troppo per me, troppo ripida: scendo e spingo per un tempo indeterminato e che mi sembra infinito…sono cotto, faccio anche fatica a spingere a piedi…tengo duro, mi prendo un gel e continuo la mia lenta processione in questa salita che sembra non finire mai.

Finalmente la pendenza molla e riesco a rimontare in sella: tuttavia sono davvero stanco e anche se la pendenza è minima non vado avanti, riprendendomi però dove spiana leggermente.

Forse è questo il pezzo più duro (non certo come pendenza): so che non manca molto all’imbocco della discesa finale, ma psicologicamente l’ultimo pezzo del Sella è snervante…mi sembra non finire mai…

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Ad un certo punto, senza acqua, chiedo aiuto ad ragazza tedesca che gentilmente me da un po’…è quel che basta per rinvigorirmi, le forze miracolosamente tornano e finalmente arrivo alla lunga picchiata finale…vado a tutta giocandomi il jolly dell’anno…tuttavia anche le braccia iniziano ad accusare la stanchezza…è come se la consapevolezza del traguardo vicino mi abbia tutto d’un colpo resuscitato…

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Sorpasso un po’ di persone e finalmente taglio il traguardo, stanco ma felice di averla finita! Chiudo in 6h, 9’ e 13”, 133°/524 e 20°/64 di categoria…incredibile!

Mentre scrivo, a tre giorni di distanza, sento ancora indolenzimenti dove mi hanno preso i crampi ed una certa stanchezza generale, ma ho negli occhi la bellezza di posti unici al mondo e nel cuore la soddisfazione di aver portato dignitosamente a termine una sfida che solo poco tempo fa non avrei mai immaginato di poter portare a termine.

L’anno prossimo la rifarò sicuramente, ovviamente sempre il corto (si fa per dire…)!

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